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Cor 15 giugno 2021
«Onorificenza per Marisa Brugna»
L’appello ha già raggiunto le 2.500 firme in pochi giorni e si rivolge direttamente al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Aveva da poco compiuto i sei anni quando, nel 1949, insieme alla sua famiglia, è stata costretta ad abbandonare in tutta fretta la piccola Orsera, arrivando ad Alghero nel 1959 dopo aver trascorso la fanciullezza e l’adolescenza in un campo profughi in Toscana
«Onorificenza per Marisa Brugna»

ALGHERO - «Marisa Brugna, nata nel 1942, aveva da poco compiuto i sei anni quando, nel 1949, insieme alla sua famiglia, è stata costretta ad abbandonare in tutta fretta la piccola Orsera, arrivando in Sardegna nel 1959 dopo aver trascorso la fanciullezza e l’adolescenza in un campo profughi in Toscana. A Fertilia si è costruita una famiglia, ma non ha mai dimenticato il suo passato di profuga» Si apre così il testo della petizione che racconta la storia di Marisa Brugna, esule istriana, e che oggi un utente della piattaforma Change.org, vorrebbe vedere insignita di un'onorificenza in relazione al grande valore storico culturale che la sua vita rappresenta. L’appello ha già raggiunto le 2.500 firme in pochi giorni e si rivolge direttamente al Presidente Mattarella.

Il testo ripercorre la vita della Brugna: «A lungo maestra ad Anela, un paesino all’interno della Sardegna, e poi ad Alghero, dove ha trovato l’amore ed il lavoro che tanto desiderava. Ha pubblicato il libro “Memoria negata” che narra dell‘esodo del popolo giuliano-dalmate iniziato nel 1947, dopo la firma del Trattato di Parigi che cambiò i confini del nord-est dell‘Italia. Una vicenda che ha coinvolto anche la Sardegna, in particolare la borgata di Fertilia, dove un numeroso gruppo di esuli trovò ospitalità, ricostruendosi una nuova e libera esistenza. Tra questi anche Marisa Brugna, che nel suo libro racconta la sua esperienza di esule istriana. A partire dal 1949 quando, ancora piccola, insieme alla sua famiglia, dovette abbandonare Orsera, un piccolo paese tra Rovigno e Parenzo, arrivando in Sardegna nel 1959, dopo aver trascorso dieci anni all’interno di un Centro di raccolta profughi per esuli giuliani. La signora Brugna ha speso la sua vita al servizio della memoria, raccontando la sua testimonianza nelle scuole ed ovunque fosse invitata. Ha collaborato con artisti e con associazioni per dar voce alle vittime delle Foibe».

Di qui l’appello al Presidente Sergio Mattarella: occorre «un segnale chiaro da parte del Colle sulla assoluta impossibilità di negoziare sulla vita degli Italiani. Per denunciare la violenza e il negazionismo. Sarà un segnale che ci indicherà il valore della memoria. Crediamo che così facendo si interpreterà il sentimento della Nazione. La signora Marisa Brugna - si legge in chiusura - è una persona comune, una “nonna” che sarà in grado di essere un "araldo", "una persona che racconta ciò di cui è stata testimone", una bambina che ha scontato il peso di un esodo e la negazione di una vita che doveva essere e non è stata. Questa onorificenza sarà un simbolo fondamentale sull’importanza di tramandare la memoria, in linea con i valori della nostra Costituzione. Urge portare voci ormai lontane che rischiano di perdersi nell'oblio».
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