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Anna Segre conquista il pubblico di Sassari
Un confronto intenso e diretto con il pubblico, guidato da Leonardo Onida, ideatore e organizzatore del festival, tra letture, riflessioni e racconti personali

SASSARI - «La poesia è il massimo codice espressivo, è una nostra possibilità, il nostro cinguettio. Sgorga, può essere più o meno efficace, ma nasce come immediatezza dell’anima». Sono le parole di Anna Segre, poetessa, scrittrice, medico e psicoterapeuta, protagonista dell’incontro ospitato giovedì 16 aprile in Biblioteca comunale a Sassari, appuntamento del Cantiere Poetico nel ventennale del festival OTTOBREinPOESIA. Un confronto intenso e diretto con il pubblico, guidato da Leonardo Onida, ideatore e organizzatore del festival, tra letture, riflessioni e racconti personali. Al centro del dialogo l’ultimo libro della Segre “Onora la figlia” (Interno Poesia, 2025), un’opera di grande intensità emotiva che conferma la voce della Segre tra le più originali della poesia contemporanea italiana.
Un lavoro che nasce prima della perdita della madre e che rappresenta un percorso per attraversare il lutto, la memoria e il dolore, un “dialogo interrotto” in cui la voce della figlia cerca spazio oltre il silenzio. «È una tragedia, più che un libro con un impianto poetico – ha spiegato l’autrice – un excursus di vita». Un racconto che affonda nel rapporto materno, segnato da nodi irrisolti anche a causa della figura paterna, ma anche da una complessità salvifica: «Mia madre non mi ha mai detto “sei irragionevole”, e questo mi ha salvato dalla pazzia. Nel corso dell’incontro, la poetessa ha intrecciato il racconto di episodi personali con riflessioni poetiche, evocando anche momenti cruciali della sua infanzia, come il grave incidente che la costrinse immobilizzata a letto per 26 mesi. Esperienze che hanno alimentato una scrittura diretta e spietatamente intima.
Una poesia che, come emerso, non è mai separata dalla sua attività di psicoterapeuta: «Le due cose super convivono – ha sottolineato – la poesia mi aiuta con i miei pazienti a ridefinire, con altre parole, la tragedia dell’altro». Non sono mancati momenti di confronto anche su temi contemporanei come l’intelligenza artificiale applicata alla scrittura, riflessione guidata da Leonardo Onida e affrontata dalla Segre con uno sguardo aperto e sincero: le poesie scritte dai poeti rappresentano quella cosa che si attacca alla carne, penso ai versi di Margherita Guidacci, ad esempio, per ora quelle scritte dall’IA forse possono essere utili per i pensieri all’interno dei baci Perugina». Intenso e partecipato anche l’incontro all’Università con gli studenti del Dumas, che ha accolto la poetessa nell’aula Toso del Dipartimento di Scienze Umanistiche e Sociali grazie all’organizzazione della docente di Lingua e letteratura irlandese Loredana Salis.
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