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Antonio Burruni
13 novembre 2008
Ex Ospedale, Piras rilancia un Comitato di lavoro
L’Ordine del Giorno sul cambio di destinazione d’uso dell’area, ha mostrato una Minoranza non coesa. Importante confronto tra tutti i consiglieri comunali

ALGHERO – E’ stato discusso ieri in aula l’Ordine del Giorno proposto da parte del Partito Democratico, sulla possibilità di mutare la destinazione d’uso della zona dell’Ospedale Vecchio e dell’ex Convento di Santa Chiara, dall’attuale (parte sede della Facoltà di Architettura e parte destinata a biblioteca, mediateca e quant’altro), a quella di superficie per la futura nascita di un albergo di lusso. Un documento, presentato in aula da Enrico Daga, che non è arrivato al voto, visto che, dopo la proposta di Giancarlo Piras di costituire un comitato di lavoro sull’argomento, si è rimandata ogni decisione ad una prossima riunione dei capigruppo.
Ma le contrapposizioni in aula sono state subito chiare. E se sta nelle cose, quella tra Maggioranza ed Opposizione, meno attesa è giunta quella tra le diverse anime della stessa Minoranza. Da una parte, a favore, i rappresentanti del Pd Vittorio Curedda, Enrico Daga, Angelo Piras, il socialista Matteo Tedde ed il rappresentante di Arcobaleno di Stella Nascente Gavino Tanchis, mentre si sono pronunciati in maniera negativa la Democratica Nina Ansini, Franco Calvia dell’Ulivo e Valdo Di Nolfo di Alghero Viva.
Secondo il sindaco Tedde, il tema è importantissimo e di grande attualità. Ha parlato in aula del momento dell’università italiana e soprattutto degli sprechi nel settore. Ha ricordato come la presenza di una Facoltà dia lustro alla città, dal punto di vista culturale, ma anche, per esempio, economico. «Sono due piatti della stessa bilancia da analizzare bene – ha proseguito – se le conclusioni dell’Odg si potessero votare separatamente dalle motivazioni, le voterei a scatola chiusa. Ma non mi sento di condividere le motivazioni, intrise della solita retorica del declino o della mediocrità, che ad Alghero non alberga e non deve albergare. Questa non è una città grigia, ma in technicolor, con una classe dirigente sveglia. Non dobbiamo avere la “sindrome di Tafazzi”, non ci credo. Ci sono una serie di motivazioni che configgono con le conclusioni». Il sindaco ha concluso paventando la possibilità di un testo condiviso sull’argomento. «Andrà fatto uno sforzo di tutti, per trasformare queste motivazioni “a colori”».
«Il concetto di recuperare posti letto mi trova d’accordo – ha esordito Adriano Grossi – ma la proposta è tardiva, visti i lavori in stato avanzato ed i vincoli quindicennali del Por. Forse, quattro-cinque anni fa poteva avere una valenza, oggi è fuori luogo e fuori tempo. Se vogliamo dare una sterzata al turismo alberghiero, abbiamo l’Esit».
«Se serve per sollevare il tema in città, il Pd ha fatto bene a presentare l’Ordine del Giorno – ha sottolineato Franco Calvia – ma non mi trova d’accordo l’individuazione del sito. Avrei capito se fosse stata una proposta del Centrodestra, ma così mi trovo spiazzato. E non credo che risolviamo il problema del turismo con ottanta-novanta posti letto, eliminando una struttura di pubblica utilità. C’è poca conoscenza del settore. E’ impensabile la realizzazione e la gestione di un albergo a cinque stelle in quell’ambiente».
Anche Nina Ansini si dichiara contraria ad una proposta «suggestiva, ma velleitaria», La rappresentante del Pd ricorda le risorse finanziarie per il lavori, già in stato avanzato, ed il Piano Strategico, votato non più di un mese e mezzo fa, con ventisette voti favorevoli ed una sola astensione. Secondo la Ansini, l’albergo è un’idea superata ed inconciliabile col sito.
Matteo Tedde, rilancia invece l’idea del campus, di una cittadella universitaria, magari da insediare nella zona di Fertilia. Mentre Gianni Sau auspica un tavolo tecnico sull’argomento, con verifiche, numeri alla mano, dell’intero settore.
Per Gavino Tanchis, il documento in discussione è un chiaro messaggio politico, quello di una nuova classe dirigente che si presenta in modo diverso. Ricorda la catastrofica situazione delle casse pubbliche ed esorta «gli immobili, soprattutto se di pregio, devono essere messi a reddito. Ci ha stufato che l’Amministrazione Comunale dipinga Alghero come la casa del Mulino Bianco. Alghero non è Gotham City, ma neanche la città di Alice nel paese delle meraviglie», ha concluso, chiedendo dove verrebbero trovate le risorse per gestire la nuova struttura e sottolineando l’importanza economica di un nuovo albergo.
«Che l’Opposizione non sia compatta, vuol dire avere proprie sensibilità e proprie intelligenze. Ormai siamo abituati al voto diverso di Ansini e Calvia, ma stavolta voto contrario anch’io – ha annunciato Valdo Di Nolfo che ha proseguito – La cultura è rendita, non quella capitalistica attualmente in crisi, ma rendita ad ampio raggio. Mettere gli immobili a reddito è miopia e demagogia». Di Nolfo vorrebbe puntare sul turismo ambientale e culturale per il rilancio del comparto algherese, danneggiato dalla mancata fidelizzazione del turista, a cui, oltre al mare, non viene offerto nulla. «Quasi mai il turismo d’elite è un buon turismo. Anzi, spesso ha un impatto ecologico negativo. Questa proposta l’avrei capita se fosse arrivata dal Centrodestra. Se si vuole un nuovo albergo, c’è già: l’ex Esit».
Idea Esit condivisa da Francesco Sasso, che ha ricordato l’iter storico-amministrativo dell’Ospedale Vecchio, dal 1988 ad oggi, sottolineando come la demagogia di Tanchis sappia di speculazione. Ha concluso ricordando che, tutti i lavori attorno alla struttura, andrebbero a vantaggio dell’intera comunità algherese. Inoltre, cambiando destinazione d’uso, si andrebbero a perdere tutti i finanziamenti, come quelli del Pia.
Chiaro l’intervento di Gianni Cherchi. «Mi dispiace che si dia a quest’Ordine del Giorno un valore di contrapposizione. Era solo la voglia di fare un’Opposizione che non fosse solo contrapposizione, ma proposta. Il senso era di discutere, di ragionare in termini propositivi. Questa città è sensibile ed ha dato tanto all’università. Mi chiedo – ha concluso – se l’università ha dato realmente qualcosa alla città».
«La classe dirigente deve saper cogliere la contemporaneità – ha ammonito Enrico Daga – Non è un discorso di chi è pro e di chi è contro la Facoltà. Non siamo tecnici, ma ci dobbiamo porre un problema politico».
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