«Ormai siamo usciti anche dalla tragedia e siamo immersi nella farsa. Dopo il priapismo istituzionale e questa ultima trovata dei suoi pensatori giuridici il nostro capo del governo è a tutti gli effetti Pipino il Breve»
ALGHERO - «Ormai siamo usciti anche dalla tragedia e siamo immersi nella farsa. Dopo il priapismo istituzionale e questa ultima trovata dei suoi pensatori giuridici il nostro capo del governo è a tutti gli effetti Pipino il Breve. Come il padre di Carlo Magno. Ormai, lo stuolo di servitori, neppure più si preoccupa di proporre disegni di legge, sfornare decreti in materia di giustizia (e di processo penale soprattutto) chiaramente ad uso del principe». E' il primo commento dell'ex deputato algherese Elias Vacca, a poche ore dalla presentazione in Senato del ddl sul "
Processo breve".
«E' dato per scontato e lo hanno capito pure i bambini che si fanno le leggi penali in funzione dei problemi del capo del governo. La new age del partito-azienda è quella di far credere a questo ed a quello che in fondo, gli interessi del premier sono quelli di tutti noi. In fondo, si sottintende, siamo un po' tutti imputati - sottolinea Vacca - o magari potremmo esserlo. Chi è, del resto che non va con le battone...ooops, con le escort. Chi non ha evaso, evade o evaderà il fisco. Chi non ha mai avuto la tentazione di subornare un testimone, corrompere un finanziere...Chi non vorrebbe vedere abbreviati i tempi di una contesa giudiziaria».
Secondo il responsabile nazionale Giustizia per il Partito dei Comunisti Italiani, l'ultima trovata della premiata ditta apprendisti stregoni al servizio del principe si chiama, appunto, “processo breve”. «Peccato che con le cause più fastidiosamente lunghe, quelle civili, il disegno di legge in questione non c'entri nulla. Non c'entra nulla con le annose cause ereditarie, con le tormentatissime separazioni, con gli irrisolvibili sinistri stradali, con le infinite cause condominiali. Quelle insomma che davvero capitano a tutti.
Secondo Elias Vacca, probabilmente Gasparri, Quagliariello e Bricolo (una volta erano Gasparre, Melchiorre e Baldassarre che portavano doni al re del mondo) si sono vergognati di chiamare il loro disegno di legge con uno dei nomi più confacenti al contenuto: chessò amnistia recondita, prescrizione malcelata, favore all'altissimo o, come direbbe il commissario Montalbano, sulenne minchiata. «Anzi - sottolinea - magari neppure si sono vergognati, hanno mutuato dallo stile aziendale il marketing ed il packaging, quelle tecniche che ti consentono con le opportune strategia di confezione e tecniche di vendita di sbolognare ai consumatori compulsivi le peggio cose». Infatti chi potrà dire impunemente di essere “contrario al processo breve”? Con il rischio magari di passare per “fautore del processo lungo”?
«Insomma - continua Elias Vacca - con una bella confezione i tre signori di cui sopra hanno introdotto una amnistia selettiva di fatto per qualche decina di migliaia di processi pendenti, ed una sicura immunità per il futuro per i soliti noti, quelli che possono pagarsi avvocati buoni. Chi la prenderà ancora una volta in quel posto saranno i ladri di galline, i piccoli spacciatori e, tanto per cambiare, immigrati vari (su espressa richiesta della Lega). Gli altri: tana liberi tutti».
Le conseguenze di quello che viene definito ope legis un intollerabile ritardo non ricadranno su chi le abbia eventualmente causate, precisa Vacca. «No, le pagheranno le vittime dei reati e la credibilità della giustizia nel suo complesso. E naturalmente non uno che si preoccupi delle vittime dei reati, che assisteranno inermi alle vittorie processuali dei furfanti». «I nostri apprendisti stregoni, legislatori avventati li definì Cossiga al tempo della Cirami, ora giocano con il tempo. Sembrano il coniglio con la sveglia al collo di Alice nel paese delle meraviglie, perchè nel Paese delle meraviglie in fondo vivono».
Presto ch'è tardi, presto ch'è tardi. «Sta per ricominciare il processo Mills. Il tempo, che come il coccodrillo di Peter Pan assilla Capitan-Berlusconi-Uncino. Il tempo che passa troppo in fretta e lo invecchia. Il tempo che passa troppo lento nei suoi processi e la prescrizione che non arriva mai. Il Nostro ha con il tempo un pessimo rapporto. Il tempo è galantuomo, dice il noto adagio. Il tempo forse sì, ma questi che ci governano sono davvero degli impuniti», conclude l'onorevole algherese.
Nella foto: Elias Vacca