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Marcello Moccia 22 dicembre 2004
Basket A1 femminile, entro domenica il nuovo coach della Mercede
«Stiamo valutando una rosa di cinque o sei nomi» spiega il direttore sportivo Francesco De Rosa, figlio del patron Luigi Enrico. «Entro il 26 sarà scelto il nuovo tecnico»
Basket A1 femminile, entro domenica il nuovo coach della Mercede

ALGHERO - E’ un anno decisamente a due facce quello che sta per terminare per la Mercede Alghero. Nel primo semestre del 2004, un nuovo nome è stato scritto sul grande libro del basket femminile rosa italiano. Sabato 8 maggio, ore 22, finale di gara 3 a Pontedera. Valentina Piroli, che poco prima aveva pareggiato i conti subendo anche fallo, realizza - a tempo scaduto - il canestro che vale la storica promozione. La Mercede Alghero è in serie A1. La scalata delle catalane è partita dal quinto posto in regular season: San Raffaele Roma, Rende e Pontedera. Comune denominatore: la sconfitta esterna in gara 1 e i successi prima in casa e, quindi, quello decisivo sempre in trasferta. Mercede in A1 assieme a realtà blasonate quali Comense, Parma, Faenza e Schio. Nomi da brivido. In panchina Pietro Carlini, i primi di giugno, sostituisce Massimo Romano. Cinque le giocatrici confermate, sette i nuovi arrivi tra cui tre straniere. Tanti cambiamenti e la conferma della famiglia De Rosa che da tredici anni è al vertice della società. Le prime undici giornate di serie A1 hanno finora offerto tre vittorie, otto sconfitte e un terzultimo posto in classifica con 6 punti. Sei giorni fa, di comune accordo con la società, la sostituzione di Pietro Carlini. Ancora da decidere il nome del nuovo tecnico.
«Stiamo valutando una rosa di cinque o sei nomi» spiega il direttore sportivo Francesco De Rosa, figlio del patron Luigi Enrico. «Entro il 26 sarà scelto il nuovo tecnico».
Che tipo di allenatore cercate? «Un coach che abbia una profonda conoscenza del basket femminile italiano».
Cosa non andava con Carlini? «La separazione non deriva da motivi tecnici o dai risultati. Semplicemente Pietro, conscio che allenare una squadra femminile è totalmente diverso rispetto ad una maschile, non se la sentita di proseguire la sua avventura con la Mercede».
In cosa consistono le differenze? «Principalmente nella cura del rapporto umano. Certe logiche che attui in una squadra maschile non combaciano con quella femminile».
Un passo indietro. Torniamo all’8 maggio. Che ricordi conservi? «Una partita di rara bellezza e intensità. Avrò rivisto la vhs una decina di volte e provo sempre le stesse emozioni. Tutto negli ultimi dieci secondi. A un minuto dal tiro libero decisivo non avevo più speranze. Strano il finale, non c’è stata nessuna cerimonia di premiazione. Faticavamo a capire quanto avessimo “combinato”. La baldoria durò fino all’alba».
Cosa ha comportato il passaggio dalla serie A2 alla A1? «Ci ha complicato la vita, ma in maniera positiva. L’esperienza è dura ma divertente. Sono entrati in società nuovi soci che credono nel nostro progetto».
Sei punti in undici giornate. Buon bottino? «Più o meno i punti in classifica confermano le nostre attese di inizio campionato. Non avendo esperienza in A1 è scontato che stiamo pagando il noviziato. Il rammarico è aver perso due punti con Maddaloni dopo un vantaggio di 11 punti».
Come valuti il parco giocatrici? «A parte le tre straniere, che non saranno delle stelle ma credo siano ottime giocatrici, le altre giocatrici sono validissime e in A1 si ritaglieranno un buon spazio. Manuela Monticelli è uno dei migliori play in circolazione. Lascala, Piroli e Fumagalli sono giocatrici emergenti. Sara Farris è una scommessa che vinceremo».
Qualcuna sta rendendo al di sotto delle aspettative? «Con una rosa di dodici giocatrici non tutte riescono a dare il 100% nei 40’ di gioco».
Forse manca la giocatrice che fa la differenza? «Può essere. Ma un eventuale innesto scombussolerebbe gli equilibri che stiamo raggiungendo».
Siete il quinto miglior attacco del torneo, ma subite una media di oltre 80 punti a gara. «Occorre lavorare tantissimo in difesa sia dal punto di vista mentale sia su quello meramente dei meccanismi in campo».
I problemi derivano dal reparto delle lunghe? «Non solo. Se qualche buon pallone arrivasse anche dalle esterne sarebbe meglio».
Un pregio e un difetto della Mercede. «Sicuramente lavorano sodo e vogliono dimostrare che in serie A1 possono restare. Di contro non hanno capito il loro reale valore. Possono contende la vittoria anche ad una squadra di livello».
Il 2 gennaio gara con La Spezia. Partita fondamentale? «Bisogna vincere per raggiungere l’undicesimo posto che è il nostro sogno. Soprattutto occorre conservare sei punti di vantaggio dall’ultimo posto in classifica».
Che futuro attende la Mercede? «Sarà duro. Credo che tutto si deciderà all’ultima giornata, magari prima se riusciremo a fare qualche sgambetto a qualche big».
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