|
Sergio Ortu
10 febbraio 2005
Giornata del ricordo a Fertilia
Ieri mattina a Fertilia si sono raccolti nel ricordo contemporaneamente a tutta Italia, gli esuli stabilitisi nella borgata insieme alle istituzioni civili e militari ai concittadini di Fertilia e Alghero
![]()
ALGHERO - Una giornata intensa quella vissuta ieri (10 febbraio) dalla comunità giuliano dalmata di Fertilia. Una giornata che ormai farà parte del calendario di ogni anno a pieno titolo e con legge dello stato che finalmente riconosce di aver taciuto per lungo tempo su una delle pagine più buie di storia italiana trascurate per motivi politici più o meno diversi. L’esodo di oltre 350mila italiani da quelle terre che erano italiane non poteva ancora essere snobbato come qualcosa di fastidioso ma soprattutto vergognoso. Le migliaia di italiani gettati dai comunisti di Tito nelle foibe del Carso non potevano rimanere solo nella memoria di chi ha vissuto la tragedia in prima persona. E alla fine la verità è venuta a galla e nella maniera più imponente.Grazie soprattutto agli stessi esuli che inizialmente hanno subito angherie di ogni genere anche dagli stessi connazionali, ma alla fine hanno smesso di tacere e mantenere le proprie miserie ed ingiustizie solo nel loro cuore straziato. La storia merita di essere ricordata e quindi questa pagina buia di storia italiana deve ora essere scritta nei libri e raccontata alle nuove generazioni. Ieri mattina a Fertilia si sono raccolti nel ricordo contemporaneamente a tutta Italia, gli esuli stabilitisi nella borgata insieme alle istituzioni civili e militari ai concittadini di Fertilia e Alghero. Presente il Prefetto di Sassari Salvatore Gullotta, il Sindaco Marco Tedde e gli assessori della giunta comunale unitamente ai rappresentanti dell’assemblea civica. Una messa di ricordo nella quale non sono mancati momenti di commozione prolungati anche nel momento della deposizione della corona di alloro, da parte dell’Ente Giuliano di Sardegna sul monumento situato sulla torre comunale e sulla stele di San Marco dove si trova il pensiero “Qui nel 1947 la Sardegna accolse fraternamente gli esuli dell’Istria di Fiume e della Dalmazia”. Successivamente alla messa e alla processione si è svolto un altro momento dedicato al ricordo con la proiezione nella sala parrocchiale di alcuni filmati storici dell’esodo e del martirio delle foibe. Tanta la gente che ha accolto con favore l’iniziativa delle Poste Italiane che per l’occasione ha realizzato uno speciale annullo filatelico. Non è stato possibile infine inaugurare la targa della via intitolata ai martiri delle foibe per alcuni problemi sopraggiunti all’ultimo momento. Probabilmente la cerimonia si svolgerà in concomitanza con i prossimi festeggiamenti di San Marco del mese di aprile. La giornata del 10 febbraio da quest’anno entra a far parte ufficialmente dei momenti annuali di riflessione sulla storia nel caso specifico italiana e segue di poco meno di mese a quella sulla Shoa del martirio degli Ebrei. Questo giorno scrive il presidente dell’Associazione Venezia Giulia e Dalmazia on. Lucio Toth ha quattro finalità essenziali:
1. Riaffermare l'italianità storica delle nostre terre d'origine: l'Istria, il Quarnaro e la Dalmazia, regioni di frontiera con altre culture, che avevano saputo convivere pacificamente per secoli. 2. Onorare i nostri sacrifici e l'eroismo di tutti gli italiani per difendere questa nostra identità nazionale, latina e veneta, e ricordare gli eccidi delle Foibe, le persecuzioni patite sotto le occupazioni straniere e l'Esodo di 350.000 italiani dalla terra natale tra il 1944 e il 1954. 3. Rivendicare il nostro diritto di far parte della memoria condivisa della Nazione e costruire intorno alle nostre vicende una memoria comune senza differenze di idee politiche o di fede religiosa. 4. Lanciare un monito all'Europa e a tutti i popoli per la salvaguardia delle diversità territoriali e il rispetto dei diritti delle minoranze etniche, linguistiche e religiose, a vivere nella propria terra in pace con le altre componenti, senza doversi piegare ai diktat di Stati nazionalisti o totalitari, a cominciare dai nostri fratelli che risiedono nelle nostre terre d'origine. Spetta a tutti gli italiani di buona volontà dare a questa ricorrenza un contenuto di memoria comune, perché non divenga occasione di strumentalizzazioni di parte, in un senso o nell'altro. Tanto per fare esempi: per ribadire da un lato un'antica appartenenza delle nostre tematiche alla cultura di destra o per affermare dall'altro la riconquista del nostro territorio consensuale da parte della cultura di sinistra. Non deploriamo né l'una né l'altra tendenza, grati che qualcuno si ricordi di noi.” |
|
|

