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Monica Caggiari 16 febbraio 2005
Forum Sociale Mondiale, a Porto Alegre anche la Sardegna
A parlarcene è don Lorenzo Piras, referente Caritas della Diocesi Alghero–Bosa e rappresentante sardo della Caritas Italiana per l’importante incontro dello scorso gennaio in Brasile
Forum Sociale Mondiale, a Porto Alegre anche la Sardegna

ALGHERO - A Porto Alegre, in Brasile, in occasione del Forum Sociale Mondiale, ha sventolato alta anche la bandiera della Sardegna. «Non per puro campanilismo, ma per dichiarare che anche noi, piccola isola in mezzo al Mediterraneo, stiamo lavorando per costruire un mondo diverso». A parlare è don Lorenzo Piras, referente Caritas della Diocesi Alghero–Bosa e rappresentante sardo della Caritas Italiana per l’importante incontro dello scorso gennaio in Brasile.
Il sacerdote, che da anni si batte per l’integrazione degli emarginati della società, è intervenuto in prima persona alla tavola rotonda mondiale, approfondendo il secondo argomento dei quattro grandi temi sviluppati dalla Caritas Italiana, che hanno spaziato dal concetto di “Pace e Riconciliazione”, allo strumento della “Partecipazione democratica”, fino agli “Obiettivi di Sviluppo per il Millennio”. Il secondo punto, quello della delicata questione della tratta internazionale di esseri umani, è stato illustrato, dati alla mano, da don Lorenzo, che ha raccontato l’esperienza della Sardegna, dove le suore di San Vincenzo, in collaborazione con la Caritas di Tempio, la Delegazione Caritas regionale e la Caritas Italiana, che ha finanziato per due anni questo progetto, hanno allestito delle case di accoglienza per ragazze che hanno deciso di cambiare vita e lasciare il marciapiede. A Porto Alegre è stato anche sottolineato che il fenomeno della compravendita e lo sfruttamento di esseri umani, sottratti con violenza o inganno dal paese di origine, è sorprendentemente vasto anche in una regione come la Sardegna. «Il fatto è –spiega il religioso– che le città costiere della Sardegna, ad alta valenza e movimentazione turistica, incidono notevolmente sul traffico di esseri umani». Pare, infatti, che anche in Sardegna il commercio di esseri umani, soprattutto per fini di sfruttamento sessuale (perlopiù di Nigeriane e ragazze dei Paesi dell’Est), sia un mercato florido, soprattutto durante la bella stagione, quando la maggiore affluenza turistica fa impennare la richiesta. Le statistiche dei centri d’accoglienza confermerebbero inoltre che l’allarmante fenomeno d’abbassamento progressivo dell’età delle persone, oggetto di tale commercio, si stia presentando anche nella nostra regione. L’espansione della prostituzione è attestata anche dalla presenza di un ulteriore centro di accoglienza, aperto, come sottolinea don Lorenzo: «Senza clamori e con molto rispetto per la delicatezza dell’argomento dallo stesso don Benzi, da anni in prima linea per il recupero di queste donne rese schiave, spesso con l’inganno e il ricatto».
Poi continua raccontando di alcune esperienze, come di quel sacerdote italiano che andava per gli alberghi brasiliani a dissuadere i suoi connazionali dal “comportarsi come bestie”, o come quella, drammatica e attuale, di una volontaria tailandese, che racconta come, dopo solo cinque giorni da quel nefasto 26 gennaio, alcuni alberghi abbiano ripreso in pieno “l’attività”, grazie ad una vera e propria rastrellata, nel paese vicino, di ragazzine scampate alla sciagura da proporre ai propri clienti. O ancora la storia raccontata da una giovane indiana, che ha delineato lo scenario sconvolgente della popolazione Tamil e dei suoi 200 milioni di “intoccabili” (il più basso gradino dell’antica e crudele scala sociale induista), costretti a vivere in totale assenza di diritti umani, tra miseria e soprusi, come quelli perpetrati ai danni di bambine tra i 10 e 12 anni, che vengono consacrate ad alcune divinità locali, ma che poi in sostanza finiscono nel giro della prostituzione e del traffico di organi.
«Sono storie dove emerge con forza e violenza quanto i diritti umani siano ancora calpestati in varie parti del mondo», spiega don Lorenzo, che prosegue sottolineando che «Il grande pregio del Forum è proprio questo: il poterne parlare, confrontandosi con realtà lontane, ma non per questo meno importanti o gravi. Abbiamo parlato per giorni, stilato dei resoconti, raccolto testimonianze e deciso alcune linee guida e ho notato con piacere che la costante del forum era sempre quella della presenza di molti giovani. In un clima di condivisione si è confrontato, in maniera pacifica e profondamente impegnata, il mondo intero, o perlomeno quella parte di mondo che ancora crede di poter e dover lasciare alle generazioni future una terra e un’esistenza “pulite”, in tutti i sensi. Con al centro, solo e sempre il valore delle persone».



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