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Monica Caggiari 25 febbraio 2005
In fase di definizione l’utilizzo dei fondi Caritas per il Sud–Est Asiatico
Sono passati due mesi dal quel terribile 26 dicembre, quando su paradisi vacanzieri e zone di estrema povertà si abbatteva lo tsunami. Ad essere colpito fu però tutto il mondo, anche attraverso i numerosi turisti occidentali coinvolti nella sciagura
In fase di definizione l’utilizzo dei fondi Caritas per il Sud–Est Asiatico

ALGHERO - Due mesi, quindi, durante i quali sono state raccolte ingenti somme, anche nella nostra città. Uno dei primi organismi ad attivarsi fu la Caritas internazionale, che nell’immediato stanziò un milione e mezzo di euro. A ruota sono poi seguite le raccolte di varie realtà diocesane, tra le quali anche Alghero–Bosa. A livello nazionale è stata resa nota la cifra raccolta dalla Caritas italiana: ben 11 milioni di euro. Per quanto concerne la Sardegna un contributo notevole è arrivato dalla diocesi di Oristano, che è riuscita a raccogliere ben 100 mila euro. La cifra raccolta dalla diocesi locale si aggira, invece, attorno ai 30 mila euro, come conferma il responsabile don Lorenzo Piras, il quale ha voluto illustrare come queste notevoli somme andranno utilizzate: «Un’equipe di Caritas Internazionale, della quale fanno parte anche due italiani, ha già fatto numerosi sopralluoghi per individuare le situazioni di maggiore emergenza. Il passo successivo è quello di “distribuire” gli interventi in base ai fondi raccolti dalle varie delegazioni locali».
Il modus operandi è infatti sempre lo stesso e prevede un rapporto diretto, di sostegno e collaborazione, tra le varie diocesi. «Si lavora da chiesa a chiesa e per questo bastano due o tre referenti». Così don Lorenzo, che ha anche spiegato che le operazioni di ricostruzione sono suddivise in varie fasi. A conclusione di ogni singola fase la delegazione, per esempio della Sardegna, va sul posto e verifica lo stato delle cose, per un controllo costante dei lavori e per evitare ritardi sui tempi previsti e apportare eventuali miglioramenti organizzativi. «Si va avanti così – ricorda don Lorenzo – fino a che il lavoro è compiuto. L’abbiamo già fatto, costruendo un centro d’aggregazione nella periferia di Tirana. Lo faremo ancora, con la stessa operosità e serietà, per i numerosi bisognosi del Sud–Est Asiatico».



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