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Monica Caggiari 2 marzo 2005
Monsignor Chavez: «la Chiesa deve tornare ad essere una famiglia»
L’atteso incontro con Monsignor Chavez, Vescovo ausiliare di El Salvador e Presidente della Caritas Latinoamericana, ha delineato la situazione della Chiesa in El Salvador e ha fornito spunti per il rinnovamento delle istituzioni ecclesiastiche europee
Monsignor Chavez: «la Chiesa deve tornare ad essere una famiglia»

ALGHERO. “Buenas dias!” Ha esordito così, salutando, con grande semplicità, nella sua lingua la folla presente nell’Auditorium del Liceo Scientifico di Alghero. Monsignor Chavez, vescovo ausiliare di El Salvador, ha cercato di instaurare un rapporto schietto con i numerosi giovani presenti stamani, 2 marzo, all’incontro organizzato dal Centro di Educazione alla Pace e alla Mondialità “S.Carzedda”. Poi ha raccontato con flemma e semplicità di come durante i numerosi incontri con i giovani abbia sempre ravvisato l’enorme differenza tra cosa desiderano i ricchi e cosa sognano i poveri. «Il povero cerca nella conoscenza, nello studio una speranza per un futuro più equo, dove la giustizia non venga calpestata», ha sottolineato Chavez, spiegando poi che tra le persone ricche prevale spesso la ricerca, attraverso lo studio, di ulteriore ricchezza o perlomeno del mantenimento dei privilegi acquisiti. L’intervento generale sulla ricchezza e sulla povertà ha veicolato l’analisi del suo paese, El Salvador, martoriato da guerre interne e da persecuzioni da parte del regime militare ai danni dei “campesinos”, i contadini inermi, per i quali si era battuto Monsignor Romero, predecessore di Gregorio Chavez e al quale quest’ultimo ha dedicato parole di profonda stima: «Oskar Romero ha offerto la sua vita ai più miseri della nostra società e immolandosi per la pace è andato incontro al suo destino».
Monsignor Romero, con il quale Chavez aveva instaurato una proficua collaborazione quando quest’ultimo era Rettore del Seminario Diocesano in El Salvador, fu ucciso il 24 marzo 1980 da fazioni filogovernative proprio mentre celebrava messa. L’assassinio destò una forte reazione del popolo salvadoregno, quasi a conferma delle parole pronunciate dallo stesso Romero, conscio di essere nel mirino dei sicari di regime: «Se uccidono me, resterà sempre il popolo, il mio popolo».
Ed è sulla scia della continua ricerca di giustizia sociale che si muove la chiesa salvadoregna ancora oggi. Questo lo ha ribadito con tenacia anche Mons. Chavez, che ai giovani ha ripetuto più volte: «I poveri hanno solo la speranza ed è per questi poveri e per i diritti di tutti gli esseri viventi che dobbiamo andare avanti, dedicando la nostra vita alla solidarietà e alla condivisione. Solo così possiamo costruire un mondo migliore. La pace e la giustizia sociale –ha poi proseguito rivolgendo il pensiero all’Iraq– non si promuovono con le armi, ma facendo radicare la giustizia e la solidarietà umana, diffondendo una nuova cultura e una rinnovata visione della società».
Monsignor Chavez, stanco da 15 ore di viaggio e da sette ore di differenza di fuso orario, ma sempre disponibile, alla domanda sul rapporto tra giovani e chiesa, valori attuali e differenze tra Europa e Sudamerica ha risposto: «Ci sono due vangeli: quello mediatico del consumismo, del materialismo, dell’individualismo ed edonismo, che cattura molti giovani. Poi c’è il vangelo di Cristo, fatto di solidarietà, di lotta per la giustizia e di apertura verso Dio. La cultura che prevale oggi non è certo quella cristiana ed è così ovunque, la differenza è che nel mio paese il valore della famiglia è ancora forte e la Chiesa è sentita come un punto di riferimento concreto, vicino, perché i valori che professa li mette in primo luogo in pratica. C’è la sensazione forte di essere una comunità, anche nella sofferenza.
In alcuni paesi europei manca invece il filo diretto tra chiesa e gente, mentre ci vorrebbe una chiesa che cammini con il popolo che soffre. La chiesa non deve essere un’istituzione anonima, lontana; al contrario la chiesa deve rinnovarsi e condividere con la gente, soprattutto il peso delle sofferenze. È necessario che la Chiesa torni ad essere un rifugio, una vera famiglia».



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