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S.A. 5 gennaio 2012
Uta: tempi infiniti per il carcere
Lo afferma Maria Grazia Caligaris, presidente dell’associazione “Socialismo Diritti Riforme” che critica diversi aspetti della realizzazione dell´opera che difficilmente sarà resa agibile nel 2013
Uta: tempi infiniti per il carcere

CAGLIARI - «Il nuovo carcere di Cagliari, in fase di realizzazione nel territorio del Comune di Uta difficilmente potrà essere reso agibile prima del 2013. Oltre al completamento delle opere murarie sono infatti da realizzare quelle fognarie, idriche, viarie e della depurazione. Mancano inoltre le strutture per l’accoglienza degli operatori penitenziari e dei familiari dei detenuti. Tutto ciò senza che ancora sia stata indetta una conferenza dei servizi». Lo afferma Maria Grazia Caligaris, presidente dell’associazione “Socialismo Diritti Riforme” sottolineando che «è assurdo continuare a gestire un’opera di queste dimensioni con la secretazione degli atti com’è avvenuto per la fase di assegnazione del bando alle imprese».

«L’unica conferenza di servizi che ha visto coinvolta l’amministrazione comunale e il Ministero delle Infrastrutture con la partecipazione della Regione e del Prefetto – ricorda Caligaris – è avvenuta nel 2005. In quella circostanza furono definite le condizioni di lavoro e fu fissata la data di cinque anni per la consegna dell’opera. «Tuttavia, i tempi di realizzazzione sarebbero slittati ancora e nel cartello esterno al cantiere - dice la Caligaris - al cantiere infatti non è più indicata la data di consegna dell’opera». «Nel frattempo - aggiunge - le promesse di impiego di lavoratori di Uta non sono state mantenute e finora solo qualche operaio è stato impegnato. Ciò ha provocato un malcontento che ha indotto l’amministrazione a interrompere le relazioni con il Ministero delle Infrastrutture».

«La lievitazione dei costi degli impianti - prosegue - l’assenza di un progetto per rafforzare l’organico degli Agenti di Polizia Penitenziaria, la totale assenza di iniziative per trasformare il territorio in cui sta sorgendo in un luogo salubre e praticabile con i mezzi pubblici non depongono a favore di un rapido funzionamento del più importante Istituto di Pena della Sardegna». «Non convince neanche l’ipotesi di aprire, in una fase iniziale, solo il settore di 100 posti destinato ai detenuti pericolosi utilizzando un apposito reparto di personale della Polizia Penitenziaria con un ulteriore aggravio di costi. Occorrono infatti – conclude Caligaris – delle condizioni oggettive per attivare una struttura di grandi dimensioni che non possono essere derogate. Ecco perché una conferenza di servizi diventa una modalità concreta per permettere a un Istituto di Pena realizzato con milioni di euro di finanziamenti pubblici di funzionare e di farlo al meglio».
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