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Il Quotidiano di Alghero 27 febbraio 2012
EDITORIALE | Criminalità
Ed ora?
L´editoriale di Alguer.it
EDITORIALE | Criminalità. Ed ora?

Normalmente si distingue, nel definire l’informazione giornalistica, fra cronaca e politica. Come se si trattasse di due argomenti contrapposti fra loro. Gli ultimi fatti di cronaca nera, accaduti ad Alghero, hanno invece bisogno di un’attenzione tutta politica. Una serie d’incendi dolosi ha fatto emergere una trama che non può non preoccupare chi dovrà amministrare la città. In un libro dal titolo scaramantico, «Perché la mafia in Sardegna non esiste» il sociologo Pino Arlacchi, già commissario Onu, ha spiegato con lungimiranza come la Sardegna sarebbe potuta diventare un’area a rischio, quando il denaro circola senza controllo e le regole dell’imprenditoria si pretendono libere dalle leggi, quando la contiguità fra edilizia e politica supera il livello di guardia. Ma che c’entra la politica, si dirà?

Soprattutto che c’entra con la competizione elettorale in corso ad Alghero. Funziona così, la democrazia rappresentativa: il potere del cittadino si esprime in quanto elettore. Sceglie cioè da quali persone e da quali idee farsi governare. Sarebbe meglio dire amministrare: perché sono proprio le elezioni amministrative che l’elettore può vedere nel suo svolgimento, in presa diretta, i risultati della scelta fatta dalla maggioranza. E quindi può giudicare. Per scegliere di nuovo. Ecco perché con le pagine web di Alguer.it ci siamo assunti il compito di chiedere a tutti coloro che si candidano ad amministrare la città di rispondere alle domande che la politica ha lasciato inevase.

Dalla mancata attuazione del piano urbanistico comunale al disastro ecologico perpetrato con la decisione di far scaricare le acque del depuratore nel Calich, dalla inadeguatezza della programmazione economica di una città naturalmente votata al turismo, alla evanescenza degli interventi per lo sviluppo culturale, dalla trascuratezza per la conservazione e la valorizzazione dei giacimenti culturali di cui Alghero dispone, alla protezione del suo paesaggio da considerare come una risorsa economica (come un pozzo di petrolio nel Texas), insomma da qualsiasi parte si cominci l’elenco impressiona non solo per la quantità dei problemi sul tappeto ma anche per la complessità delle soluzioni. Il voto infatti meglio funziona quanto più è consapevole dei suoi effetti.

Attenzione: non siamo così ingenui da pensare alla purezza delle scelte del cittadino elettore. Anzi, sappiamo di quante nefandezze sia responsabile la democrazia. Come diceva Churchill, «la democrazia è uno dei sistemi peggiori e più complicati per governare gli uomini. Ma il fatto è che ancora nessuno ne ha saputo trovare uno migliore». Quindi siamo consapevoli che nel voto si manifestano non solo idee e aspirazioni ma anche interessi ed egoismi... Ecco perché nelle democrazie la delega del voto ha un correttivo virtuoso nell’opinione pubblica. Che deve essere informata per poter formare opinioni collettive. Ci siamo dilungati nel ragionare sui principi, perché c’è una nuova preoccupazione che ci sembra vada imponendosi nella vita della città.

Lo chiamano «allarme sociale». Ma c’è una parola più dura per definirlo: «paura collettiva». Preoccupa infatti l’opinione pubblica di Alghero la sequenza di attentati a imprese e attività che per le loro caratteristiche non possono più essere rubricati come banali incidenti, semplici vendette, faide locali. Non c’è bisogno di leggere Gomorra di Roberto Saviano per capire come va a finire. Basta riflettere sul fatto, per esempio, che Alghero è da anni sguarnita di vigili urbani, dopo una certa ora della sera, per non aggravare con gli straordinari le finanze comunali. Vale perciò la pena ripetere, alla lettera, in questo editoriale, ciò che abbiamo già scritto in cronaca.

L’ultimo episodio è l’incendio di qualche giorno fa in un capannone con dentro cinque macchine (alcune delle quali nuove di fabbrica). Il penultimo qualche mese fa, «quando ad andare in fumo fu una Ford station-wagon regolarmente parcheggiata nella centrale via Gramsci. Qualche giorno prima in fiamme un furgone Bedford, parcheggiato nell'area residenziale della Cunetta. E poi l'inferno di fiamme aveva investito la Pietraia, distruggendo una Twingo, una Citroen C4 e una Bmw Station Wagon, appartenente a una famiglia di turisti in vacanza. Prima era toccato ad una Fiat Punto, poi una Hyundai rubata a Sassari; qualche notte prima, ad andare in fumo una Grand Cherokee. Il 23 febbraio scorso una Fiat 500 incendiata nel quartiere della Taulera; il 31 gennaio, in pieno giorno, a Sant'Agostino, proprio davanti alla chiesa, una tanica di benzina posizionata sotto una Jeep Wrangler aveva fatto saltare in aria la macchina e quella a fianco, una city car della Citroen. Solo due settimane prima era andata in fumo la potente Bmw X5 di colore nero, parcheggiata di fronte ad un supermercato nei pressi del Campo Mariotti, all'ingresso della città». Non vi sembra che l’opinione pubblica, prima che il peggio diventi irreversibile, debba pretendere una risposta dalla politica? E se non ora, quando?!
9/1/2026
Così il senatore sardo del Partito Democratico Marco Meloni intervenendo al Consiglio comunale aperto di Nuoro, dedicato alla possibile destinazione esclusiva del carcere di Badu ’e Carros ai detenuti in regime di 41-bis



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