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Red 17 aprile 2013
Il cortocircuito Democratico in aula
Le assenze dei tre esponenti del Pd in occasione del consiglio comunale di martedì evidenziano vecchie ruggini e nuove alleanze tra i Democratici. Ecco tutti i retroscena
Il <i>cortocircuito</i> Democratico in aula

ALGHERO - Nessuna grande strategia o volontà politica predeterminata a far saltare la seduta in occasione della riunione del consiglio comunale di martedì: molto più semplicemente la mancanza di comunicazione (anche quella minima) che ci si aspetterebbe tra compagni di partito e colleghi di maggioranza. E così, mentre i più maligni già pensavano a particolari convulsioni politiche legate anche alle ultime vicissitudini interne alla coalizione di Centrosinistra, che si trascina una crisi infinita, si scopre che (finalmente) la presidente Esposito aveva preventivamente informato i capigruppo sulla volontà di invertire una prassi imbarazzante che si trascina da diversi anni: stop ai ritardi cronici, puntualità nell'inizio delle sedute consiliari.

In questo nuovo scenario a farla da ritardatari sono stati proprio i tre consiglieri del Pd - Daga, Tanchis e Scala. Con l'opposione che ha rincarato la dose parlando apertamente di un copione già noto.

Fuoco sul Capogruppo Tedde. Le parole più pesanti arrivano per bocca di Enrico Daga, che senza mai nominarlo punta dritto il capogruppo (e non potrebbe essere altrimenti) Matteo Tedde: «sono arrivato in consiglio puntuale, alle 17 (non sapendo della convocazione alle 16). Bastava che qualcuno mi mandasse un messaggio alle 16,30, o alle 16,45. Nessun messaggio. C'è qualcosa che non funziona nella banale gestione quotidiana, figuriamoci per il resto. Io per conto mio faccio mea culpa, sono abituato ad assumermi le mie responsabilità per quanto di mia competenza. Spero che difronte a questa situazione surreale ed imbarazzante ciascuno mediti e chi, a vari livelli di responsabilità, guardi le cose come stanno. Abbia l'intelligenza di farlo. Non stiamo giocando al piccolo chimico. Scaricare sempre le responsabilità sugli altri, è grave, gravissimo, soprattutto quando si ha il compito e il privilegio di rappresentanza. Lo insegnano anche nei manuali base per la gestione d'impresa».



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