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Pierpaola Pisanu
17 ottobre 2005
Lottizzazione Calabona, Caria, Curedda e Campus chiamati a deporre in Tribunale sulla vicenda Mariani
«Non sapevamo niente del contenzioso in corso». I consiglieri comunali che avevano in prima battuta votato una variante urbanistica che di fatto cancellava una strada dal piano regolatore generale, giurano di essere stati indotti in errore

ALGHERO - «Non sapevamo niente del contenzioso in corso». I consiglieri comunali che avevano in prima battuta votato una variante urbanistica che di fatto cancellava una strada dal piano regolatore generale, giurano di essere stati indotti in errore. Ieri mattina Angelo Caria, Vittorio Curedda e Stefano Campus, hanno raccontato la loro versione dei fatti davanti al Collegio presieduto da Mariano Brianda.
La mega inchiesta che vede a giudizio numerosi amministratori del comune di Alghero degli anni a cavallo tra il 1994 e il ’98, ieri si è concentrata sul filone che riguarda la lottizzazione Calabona.
Caria, Curedda e Campus, davanti ai giudici hanno dichiarato di aver saputo soltanto dopo la prima approvazione in consiglio comunale, dei contenziosi in atto tra i proprietari dei due terreni interessati dalla variante.
Il provvedimento, di fatto, ha eliminato dal piano regolatore la previsione di una rete viaria che originariamente sembrava insistere su un’area sul colle di Calabona, dove il costruttore Gianni Mariani aveva edificato vent’anni fa alcune villette a schiera dalla caratteristica forma a pagoda.
In seguito fu dimostrato che l’ipotetica strada, la prosecuzione di Villafranca de Panades, avrebbe attraversato la confinante proprietà di Giancarlo Scognamillo. Tra i due privati nasce una battaglia legale. Nel frattempo il consiglio comunale approva la variante urbanistica che cancella la strada dal piano regolatore. L’ex sindaco Carlo Sechi e l’allora assessore all’edilizia privata Fulvio Dettori, attuale direttore generale della presidenza della Giunta regionale, vengono accusati di aver favorito gli interessi di Scognamillo.
Sechi, difeso dall’avvocato Claudio Montalto, ha sempre sostenuto che questa operazione era un tentativo di sanare il contenzioso tra i due. La variante doveva essere solo il primo passo. Il seguente sarebbe stato ridisegnare l’infrastruttura viaria non più come strada di piano regolatore, ma come strada di lottizzazione tra i due terreni. Il percorso si è arenato con la successiva giunta Baldino. E al di là dei contenziosi giudiziari in corso ancora oggi la strada su cui si affacciano gli ingressi delle pagode di Mariani non esiste. I proprietari sono costretti ad entrare in casa attraversando un sottopassaggio.
Questo pomeriggio il processo prosegue con l’audizione di tre tecnici che conoscono bene le pratiche edilizie dell’epoca. Poi la parola passerà alla difesa e ai suoi testimoni.
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