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Sara Alivesi 14 febbraio 2014
L'Ospedale Marino è in vendita
«Via 100 anni di storia e sanità»
Se ne parlava da tempo ma ora sarebbe ufficiale considerato che la bella struttura fronte mare compare tra i beni disponibili nel sito web dell'Asl n. 1, come denunciano i sindacati Nursing Up e Flp
L'Ospedale Marino è in vendita. «Via 100 anni di storia e sanità»

ALGHERO - L'ospedale Marino di Alghero è in vendita. Non che la notizia arrivi esattamente come un fulmine a ciel sereno, tutt'altro. Se ne parlava da tempo ma ora sarebbe ufficiale considerato che la bella struttura fronte mare compare tra i beni disponibili nel sito web dell'Asl n. 1, come denunciano i sindacati Nursing Up e Flp. «I ghiotti sviluppi di tipo urbanistico-speculativo hanno prevalso ed hanno prodotto un’azione di smantellamento della sanità pubblica di eccellenza a beneficio forse di una futura sanità privata, indegna di qualsiasi paese civile ed anche di una dirigenza degna di tale nome» è l'opinione unanime di Daniele Monti e Adriana Serra. D'altronde che la struttura, negli anni, sia decaduta rispetto ai servizi di eccellenza del passato, non è un mistero per l'utenza. «Abbiamo assistito alla riduzione dei posti letto della Struttura di Ortopedia dell’Ospedale marino di Alghero con il conseguente dimezzamento del personale medico ed infermieristico, alla contrazione dell’operatività della fisioterapia che da un apertura al pubblico della durata di dodici ore è stata ridotta ad una attività di sole sei ore giornaliere, con conseguente raddoppiamento dei tempi di attesa e buona pace dei disabili e dei pazienti che attendono mesi per ottenere una prestazione» sottolineano.

Ma non è tutto: «Abbiamo assistito alla trasformazione dei reparti di assistenza in uffici amministrativi, (come si giustifica la variazione di destinazione d’uso?) mentre gli uffici amministrativi, ubicati in Via Raffaello Sanzio, per i quali sussistono contratti di locazione che la Asl paga profumatamente, restano parzialmente vuoti». Eppure la storia dell'ospedale insegna che non è sempre stato così, come ricordano i due sindacalisti in un percorso a ritroso nel tempo. Fu grazie al Conte Larco e al suo consistente lascito che venne edificato un importante istituto dotato di strutture integrate adatte ai trattamenti elioterapici e al soggiorno, battezzato Ospedale Marino Regina Margherita. «Il concentrarsi in un unico Istituto di importanti volumi di patologia osteoarticolare - spiegano - portò negli anni allo sviluppo di particolari e approfondite competenze del personale sanitario e parasanitario non solo nell’ambito delle patologie tubercolari, ma nel più vasto campo delle discipline ortopediche e delle discipline di riabilitazione ad esse inscindibilmente correlate». Secondo i sindacati fu determinante «l’arrivo di figure primariali e professionali di spessore sia nel campo ortopedico che in quello riabilitativo» con i quali «fu inevitabile l’ evoluzione e la crescita del centro verso un modello specializzato di Istituto Ortopedico e Traumatologico», potenziata negli anni '90 «grazie ad una intelligente e lungimirante opera di radicale trasformazione e aggiornamento».

In quel periodo la struttura venne dotata «di tre modernissime sale operatorie, dotate di attrezzature moderne ed innovative, nel campo della traumatologia, della chirurgia radiologica, della chirurgia laser, della chirurgia computer assistita, della chirurgia protesica. Una radiologia perfettamente efficiente ed autonoma era in grado di assistere ad ogni livello la operatività del’istituto». Un'operatività che si traduceva in un'attività operatoria costante per cinque giorni la settimana. Ma i risultati si potevano vedere anche sul fronte congressuale e di studio: dal 2004 al 2009 la Societa’ Italiana di Ortopedia eTraumatologia affidò al Marino due master annuali sulla Chirurgia Protesica dell’anca e del ginocchio. Dal 2009 in poi è cambiato tutto secondo Monti e Serra che puntano il dito contro la classe politica: «con un cambio generazionale ogni intelligente sviluppo della sanità pubblica del territorio, ha cozzato contro le dinamiche politiche espresse da un coagulo di “politicians”, più attratti da ghiotti sviluppi di tipo urbanistico che da qualificanti progressi di tipo sanitario espressione propria dei paesi più civili. E così, in onore delle dinamiche politiche- speculative, si è fatto strame di oltre cento anni di storia, di cultura sanitaria, di tradizione» .
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