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Cor 8 settembre 2006
Legge sui servizi alla persona: preoccupazione della Provincia
L’assessore provinciale per i Servizi Sociali, Sergio Mundula, chiede alla Regione di «assicurare al Piano locale unitario dei servizi alla persona finanziamenti adeguati, per non mortificare l’impegno che tutti gli attori locali coinvolti hanno profuso nella fase di avvio»
Legge sui servizi alla persona: preoccupazione della Provincia

SASSARI - «Senza risorse, la nuova legge regionale sui servizi alla persona rischia di restare lettera morta». A lanciare l’allarme è l’assessore provinciale per i Servizi Sociali, Sergio Mundula, che senza troppi giri di parole punta il dito verso Cagliari e chiede alla Regione di «assicurare al Piano locale unitario dei servizi alla persona finanziamenti adeguati, per non mortificare l’impegno che tutti gli attori locali coinvolti hanno profuso nella fase di avvio». Fase dominata dall’entusiasmo e dall’ottimismo prodotto da una legge «salutata da tutti come fortemente innovativa ed efficace – spiega Mundula – ma che rischia di non poter essere applicata». Non è solo una questione di soldi, ma di certo quello delle risorse finanziarie è il primo nodo da sciogliere. «È quello che capita un po’ a tutte le leggi che prevedono il trasferimento di funzioni e competenze dalla Regione agli enti locali – lamenta ancora l’assessore provinciale – ma in questo caso, dato che si tratta di una legge che trasforma radicalmente il sistema dei servizi sociali a livello territoriale, il rischio che il progetto non decolli è ancora più concreto». I trasferimenti non sono stati ridotti, «ma di fatto non sono stati adeguati alla mole di incombenze che tutti i soggetti coinvolti dal Plus dovrebbero accollarsi», precisa Sergio Mundula. L’obiettivo del Plus è quello di coordinare l’azione in ambito sociale di Provincia, Comuni, Asl, Prefettura, organizzazioni sindacali, associazioni di volontariato e società del terzo settore. Lo scopo è quello di fare un inventario completo delle risorse umane, delle competenze e delle informazioni di cui il sistema dei servizi alla persona è in possesso, arrivando col tempo alla creazione di un sistema più snello ed efficace per gestire gli interventi necessari. Tutto sulla carta, perché a ostacolare il cammino che dovrebbe portare in tempi brevi alla nascita del Plus ci si sono messe anche le lungaggini legate alle procedure di avvio. «Se da un lato ribadisco la totale inadeguatezza delle risorse previste per la creazione dei Gruppi tecnici territoriali, che dovrebbero avere dimensione distrettuale e rappresentano un passaggio fondamentale per il coinvolgimento degli operatori pubblici – ribadisce Mundula – esiste anche un problema di coordinamento, in assenza del quale i gruppi tecnici sono costretti a lavorare in maniera estemporanea». Per esempio, «non esiste una scheda di rilevazione regionale per il censimento delle risorse e ognuno si regola a modo suo», afferma ancora l’assessore, secondo cui «il problema è a monte, dato che queste sono tutte conseguenze dell’incompletezza delle linee-guida fornite dalla Regione, che non assicurano tutte quelle azioni di accompagnamento che renderebbero più agevole lo start up». Bisogna fare in fretta, d’accordo, «ma per andare avanti in maniera spedita ed efficace al tempo stesso – avverte l’esponente dell’esecutivo provinciale – servono i regolamenti di attuazione del Plus e un piano regionale, che tra l’altro la legge prevede come punto di riferimento». Manca una procedura omogenea di indagine per la raccolta dei dati regionali, ma è niente rispetto a un altro problema sollevato dall’assessore Mundula. «Serve formazione, non possiamo allestire un progetto destinato a un ambito di azione tanto delicato – dice – senza essere sicuri di disporre delle professionalità adeguate, né sul piano numerico, né dal punto di vista delle competenze». Su questo l’assessorato regionale è d’accordo, ma ha subordinato l’avvio dell’attività di formazione alla partenza dei gruppi tecnici territoriali. «Forse sarebbe più logico il percorso inverso – propone Sergio Mundula – e i corsi di formazione potrebbero servire come primo laboratorio comune di condivisione di strumenti, informazioni e metodi di azione». Senza la quale, avverte l’assessore, «la nascita del Plus rischia di trasformarsi in una gara a ostacoli».
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