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Red
4 gennaio 2003
L´appassionato segno della città vecchia
Grande successo di pubblico per l´esposizione promossa dall´Umanitaria. Luciano Deriu e Paola Serra hanno interpretato il tessuto urbano antico e ce lo hanno restituito in un testo dove il visibile accompagna e conferma la pagina scritta

È stato straordinario per quantità e interesse la partecipazione degli algheresi e degli ospiti alla bella esposizione promossa dalla Società Umanitaria nella Sala Rafael Sari. Migliaia i visitatori, tanta la meraviglia nel vedere Alghero messa in sena come non si era mai vista. Gli algheresi si sono riconosciuti in quell’intreccio di case, chiese, porte, finestre che ricostruiscono il Centro Storico algherese con cura meticolosa in disegni e dipinti. Favorevoli e commenti espressi da storici e studiosi. Emblematico il commento del critico d’arte Mariolina Cosseddu. “ Alle spalle di questa mostra c’è un lavoro lungo e appassionato che ha coinvolto uno studioso, che della città si occupa in prospettiva storica ed ambientale, e una disegnatrice, che ha tradotto in segni grafici la fisionomia di una città che è e chiede di essere una città d’arte. Luciano Deriu e Paola Serra hanno interpretato il tessuto urbano antico e ce lo hanno restituito in un testo dove il visibile accompagna e conferma la pagina scritta. I disegni di Paola Serra hanno però una loro esistenza autonoma e si definiscono come appartenenti alla tradizione del disegno classico architettonico ma aggiornati da una visone mobile e sensibilissima. Realizzati a china colorata prendono vita da una mano abile e sicura, guidata dal principio della fedeltà al dato reale eppure più veri e certi dei fenomeni offerti dalla visione naturale.
Isolati, i palazzi di città e le torri aragonesi, le mura fortificate e le strutture religiose, consegnano la propria identità alla nuova luce di un tratto fermo ed impeccabile, sintetico eppure completo di tutte le sue parti, dove l’aggiunta del colore leggero e velato accresce la verosimiglianza e la suggestione dell’opera perfettamente compiuta.
Rigorosamente frontali, i disegni si stagliano nella pagina bianca esaltando la propria natura di “oggetti” destinati alla contemplazione piuttosto che al frettoloso sguardo di passanti distratti.
Ne deriva un insieme di momenti che costringe a prendere atto di un evento architettonico dove l’unicità è sinonimo di singolarità e meraviglia. Una mostra che ha ricreato una città che nella finzione segnica appare così lontana da quella quotidianamente vissuta e che ci ha ricordato quanto Giulio C. Argan scriveva: Una città ideale esiste sempre dentro o sotto la città reale, distinta da essa come il mondo del pensiero da quello dei fatti.
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