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Luigi Coppola 8 febbraio 2007
A Sassari “Il Signor G” del duemila
Emozioni e applausi al teatro Verdi per Giulio Casale. Il Teatro Canzone di Giorgio Gaber rivive trenta anni dopo il suo esordio con le musiche di Franco Battiato e Giusto Pio. Il recital replica in Sardegna sino a sabato
A Sassari “Il Signor G” del duemila

SASSARI - “…C’è una fine per tutto è non è detto che sia sempre la…morte..!..”. Malinconico o poetico, ottimista o struggente, sfuma fra gli applausi il recital con il quale Giulio Casale ha incantato nei due appuntamenti sassaresi la platea del teatro Verdi. Va in scena “Polli d’allevamento”, un personale adattamento rigorosamente fedele alla produzione originale che Giorgio Gaber, presentò (scritta a quattro mani con Sandro Leporini) la prima volta nel 1978. Due ore intense fra soliloqui e brillanti interpretazioni del Signor G, abbracciano trenta e passa anni di storia della nostra generazione, accompagnate dalle calde sonorità mediterranee di Franco Battiato e Giusto Pio. Sembrerebbe una fiction preconfezionata dalle connotazioni emotive, rinfocolate nel suffragio del grande canta-attore meneghino, prematuramente mancato dalla ribalta nazionale. Il progetto, alto e coraggioso di Giulio Casale, va oltre il tributo di un tentato “Gaberismo”. Affonda le radici nell’affascinante prospettiva del Teatro Canzone, portata avanti dalla Fondazione Gaber e dal Teatro Filodrammatici che sostengono questa forte iniziativa. E’ lo stesso protagonista (gentilissimo) che me lo spiega nel camerino, mercoledì sera, a dieci minuti dall’apertura del sipario, quando è già pronto con auricolari e microfono per salire sul palco. Gli chiedo: - nel tuo modo di essere cosa ti avvicina maggiormente alla figura di Gaber ? – «…La volontà di analizzare il presente e di capire perché siamo messi così male. La mia impostazione filosofica in questo mi aiuta. Di Gaber sento il suo rigore alla prosa ed alla liricità del canto. Uno spettro ampio che sfocia nel teatro canzone. Una libertà intellettuale preziosissima, anche se sappiamo, politicamente conteso da tutti: destra, sinistra o spesso etichettato semplicemente qualunquista…» - Hai citato la libertà: come definisci questo particolare termine, tanto caro quanto abusato. «..Libertà fa ancora rima con responsabilità. E’ una crescita individuale che non prevede né abbattimenti, né dissolutezze. Fa molto spavento vedere uno stato che diviene arbitro, piuttosto l’invadenza della CEI sui PACS o nei casi Welby – giusto per rimanere nell’attualità – Credo nella libertà come eticità dell’individuo…» - Vedo che il carnet dello spettacolo prevede una lunga serie di tappe in tutta Italia (Carbonia, Tempio e sabato l’ultima replica in Sardegna ad Arzachena), hai in mente altri lavori ? «..Polli d’allevamento vivrà una seconda stagione con grandi piazze in calendario fra cui Milano, Genova, Roma e Napoli. Il luogo che ho scelto è il teatro. E’ per me una valenza simbolica, quasi rivoluzionaria. La scelta di una persona che oggi sceglie di sedersi in teatro è una scelta forte. Specialmente quando non si conosce bene il testo o non c’è una certa partitura, un nome di richiamo che spesso è appendice di televisione o cinema. Forse quello che manca al teatro è un senso forte presente negli anni ‘60 e ’70. Il mio impegno è ritrovare contenuti forti, attuali nella nostra società…» Sono molteplici gli accostamenti al nostro vissuto nel corso dello spettacolo, intervallato in due atti e segnato dai ripetuti applausi di un pubblico variegato nell’età ma unito dal calore creato dall’artista. Snodato e sciolto in piedi o rilassato alla sedia, avvolto da ragionamenti sempre più stretti, talvolta come spirali che nel gioco delle ombre cinesi, lo accarezzano sino ad una sorta di auto erotismo cerebrale. Quando il monologo cognitivo espande e materializza un interlocutore desiderato e mai visto, arriva il canto: bello e giocoso quasi a liberare il fortino dei sentimenti, espugnato dal solitario verbo. Sfondi cromatici si alternano alle spalle dell’attore: rosso, ocra, blu, secondo gli stati d’animo del protagonista, alle prese con la vita. Di paura, (il colpo di pistola è da maestro..), ansia e ironia (l’incontro con la donna), allegria e politica. Un affresco di pasoliniana memoria che canta nei “..Polli d’allevamento/le grandi autostrade/spingendo sull’acceleratore/..fin quando non scoppia il cuore..” Sembra scoppiare davvero il cuore di Casale per l’emozione di un bel successo che continua in una piccola appendice di bis, tutta dedicata al pubblico che a luci accese non va via. Un meedley per sola chitarra acustica, tratto dal suo album discografico (“..arriva pure sull’isola..” – promette) “In fondo al Blu”.

Nella foto G. Casale al Verdi
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