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Antonio Sini
18 novembre 2003
Contratti sanità, sciopero nazionale per il 28 Novembre
Il lavoratori si vedono costretti, ancora una volta, a manifestare per ottenere i loro giusti diritti
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Le Segreterie Nazionali si sono riunite il giorno 10 novembre 2003 per valutare lo stato della trattativa per il rinnovo contrattuale del comparto sanità scaduto il 31 dicembre 2001.
Al termine della riunione è stato deciso di avviare le procedure previste dalla L.146/90 per proclamare lo sciopero generale della categoria per l’intera giornata del 28 novembre p.v. In preparazione ed a sostegno dello sciopero è stato deciso un calendario di iniziative di sensibilizzazione delle Direzioni Aziendali, degli Assessorati e delle Presidenze Regionali, attraverso lo svolgimento di assemblee e presidi che vedranno la partecipazione delle Segreterie Nazionali. La situazione venutasi a determinare è “molto grave” considerato che nel merito della vertenza contrattuale si é raggiunta un’importante intesa unitaria e verificato un possibile percorso di definizione dei vari istituti contrattuali con l’ARAN e solo la “miopia e le strumentalizzazioni” delle regioni, finalizzate ad altri obiettivi politici nei confronti del Governo, impediscono di concludere questo negoziato, che interessa oltre cinquecentomila lavoratori in Italia. Dopo 22 mesi dalla scadenza del Contratto, dopo quattro scioperi nazionali, dopo il “ rimpallo “ fra Regioni e Governo per il finanziamento dell’Accordo del 4 Febbraio 2002, A causa dell’irresponsabilità e l’indifferenza delle Istituzioni Regionali che non vogliono garantire il potere d’acquisto del salario dei loro dipendenti, Per l’incapacità delle Regioni di valorizzare gli operatori, qualificando contemporaneamente i servizi ai cittadini Il lavoratori della sanità si vedono costretti, ancora una volta, a manifestare per ottenere i loro giusti diritti - La decisione è stata determinata dalla inconcludenza delle trattative fin qui svolte, causata dalla irresponsabile latitanza, nonché dalla mancata presa di coscienza, da parte delle regioni del fatto che mantenere a 23 mesi dalla scadenza del CCNL 600.000 lavoratori senza contratto è la negazione di un diritto che ha il senso della provocazione. |
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