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Red 6 gennaio 2018
Maiali razza sarda non a rischio estinzione
Questo quanto reso noto dall´Unità di progetto, che combatte la Peste suina africana. «L´unico modo per tutelare questi animali è registrarli e allevarli legalmente», consiglia l´esperto Sebastiano Porcu
Maiali razza sarda non a rischio estinzione

NUORO – Dopo gli abbattimenti dei maiali al pascolo brado illegale, senza controlli sanitari, mai registrati e quindi di proprietà ignota, portati avanti in quest’ultimo mese dall’Unità di progetto per l’eradicazione della Peste suina africana in Sardegna, alcuni allevatori hanno posto la domanda se tali azioni possano mettere a rischio l’esistenza del maiale rustico di razza sarda. Il tema è stato poi rilanciato dai detrattori delle azioni di legalità e rispetto delle norme messe in campo dalla Regione autonoma della Sardegna contro quei soggetti che abbandonano i suini a loro stessi nelle terre pubbliche di alcuni Comuni della Barbagia e dell’Ogliastra. L’Unità di progetto ha assicurato: «La specie autoctona di suino sardo non è a rischio estinzione. Sono oltre trecento i capi registrati e, se alcuni soggetti irregolari decidessero di allevare in legalità, i numeri potrebbero solo che crescere e ridurre il problema della consanguineità».

Il maggior esperto della Sardegna e l’unico titolato a riconoscere e certificare l’appartenenza dei maiali alla razza di suino sarda è il dipendente dell’Agenzia Agris Sebastiano Porcu. Lo studioso regionale, attualmente in distacco all’Agenzia Forestas, conosce tutti gli allevamenti dell’Isola che da decenni segue e frequenta con costanza. «La lotta attiva per l’eradicazione della Peste suina africana è un passo indispensabile e necessario per lo sviluppo economico di tutto il settore suino della Sardegna, così come l’uscita dalla clandestinità degli allevamenti è indispensabile per l’iscrizione degli animali al Registro anagrafico dei suini autoctoni italiani gestito dall’Associazione nazionale allevatori suini». Porcu lo va dicendo nelle tante assemblee ed incontri a cui partecipa dal 2007 e lo ribadisce ancora oggi: «Il modo migliore per tutelare questa specificità zootecnica è registrare gli animali e quindi emergere dall’irregolarità. Non possiamo, purtroppo, pensare di salvaguardare questi maiali, se ufficialmente non esistono». Infatti, affinché un allevamento venga iscritto nell’albo degli allevamenti del Registro anagrafico, questo deve essere iscritto nel Registro imprese della Camera di commercio per attività agricola; possedere codice Assl per l’allevamento suino; possedere almeno un verro ed una scrofa del tipo genetico allevato; disporre di strutture che consentano l’isolamento delle scrofe al momento del parto e, durante l’allattamento, in quanto i suinetti devono essere identificati entro i quarantacinque giorni di vita; seguire un ordinato sistema di registrazione degli eventi (fecondazioni, parti, numero suinetti nati, ecc.).

«Per garantire la paternità ai suinetti – ha spiegato l’esperto dell'Agris – non si può praticare l’allevamento promiscuo con presenza di più verri nel branco. Inoltre, per mantenere la razza in purezza, bisogna evitare che questi animali vengano in contatto con suini di altre razze e/o con cinghiali: devono essere perciò allevati in condizioni di sicurezza biologica. Tali passaggi – ha aggiunto Porcu – possono quindi garantire sia l’allevamento nel rispetto del piano di eradicazione della Psa, sia la tracciabilità dei prodotti tradizionali da esso derivati». Sul piano della valorizzazione delle produzioni locali sarde, è sempre il modello spagnolo, con i suoi salumi di eccellenza e gli straordinari posizionamenti raggiunti sui mercati internazionali, a fare da apripista ai progetti di filiera da far decollare con maggior forza una volta sconfitta la peste suina africana sull’Isola. Oggi, infatti, a causa della malattia, le carni dei maiali nati ed allevati in Sardegna non possono essere vendute fuori regione. «Le produzioni derivanti dal suino autoctono – ha osservato Bastiano Porcu – dovrebbero essere differenziate e rese chiaramente riconoscibili dal consumatore attraverso l’utilizzo di marchi di eccellenza come la Dop. La valorizzazione di questi prodotti rappresenterebbe infatti un’opportunità di sviluppo per l’economia delle aree rurali maggiormente interessate da questo genere di allevamento, contrastando quindi l’esodo dalle campagne da parte dei giovani». La razza suina sarda è stata riconosciuta ufficialmente dal Governo, inserendola quindi fra le razze suine autoctone nazionali, l’8 giugno 2006. Nel Registro anagrafico del suino di razza sarda, risultano iscritti circa trecento capi presenti in poco meno di cinquanta allevamenti sparsi in tutta la regione. Questa sottospecie di suini è comunemente associabile, ma non esclusivamente, a quei maiali dal manto scuro e dal pelo lungo. Le carni vengono utilizzate, nella maggior parte dei casi, per la produzione di salumi.
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