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Giovanni Spano 20 marzo 2020
L'opinione di Giovanni Spano
Non è più il tempo della selfie politik


Il gruppo Uniti contro la chiusura dell’Ospedale Marino, con tutti i suoi 5000 appartenenti, si unisce al cordoglio per le numerose vittime di questa pandemia, stringendosi anche intorno alle persone che contagiate vivono un loro dramma personale e familiare in queste tristi ore. La loro sofferenza è nostra sofferenza. Porgiamo tutti insieme il nostro GRAZIE a tutti gli operatori sanitari e non, in campo in questo momento, contro un nemico invisibile e subdolo, che sta provando sotto tutti i fronti la nostra Nazione. La battaglia contro il coronavirus rappresenta una guerra che stanno portando avanti medici, infermieri, OSS, volontari della protezione civile, volontari del soccorso sanitario, forze dell’ordine e armate, nonché tutti gli altri che sono ora in prima linea ogni giorno per il bene comune. Un conflitto dove i singoli combattenti dimostrano più utilità e coraggio di chi avrebbe il ruolo di coordinarli. Insomma un grande “esercito” che rappresenta lo spaccato della migliore Italia, in contrapposizione con un’altra che ancor’oggi non si rende conto delle sue responsabilità.

La spoliazione di risorse perpetrata per anni nei confronti della sanità pubblica, spesso utilizzata come riserva “aurea” per i bilanci e considerata come un lusso pesante da gestire, ha dei responsabili nella politica a tutti i livelli. Coloro che avevano il dovere di tutelare le comunità che rappresentavano hanno spesso taciuto contro demagogiche linee d’intervento animate dai tagli, dall’arretramento dello Stato sia nell’economia che nell’offerta di servizi o peggio hanno operato a favore di queste. Il COVID -19 ha sorpreso e sconfessato la pochezza di lungimiranza di una classe dirigente, troppo presa da sé stessa, senza considerare che le variabili esistono, anche se presenti in bassissime probabilità di verificazione. Oggi assistiamo al fallimento definitivo del liberalismo economico e di questo modello di Europa. Gli strali dello spread e del mercato con il virus non funzionano. Tutto questo ora sta presentando il conto e in questa Italia oltre a farne le spese l’intero popolo, a pagare è il personale ora in campo. Gli operatori sanitari sono stati esposti e colpiti più di ogni altra nazione e in questo ha concorso la mancanza di dispositivi di protezione, nonché di decisioni rapide. Una colpevole burocrazia letargica e contorta che anche in momenti di crisi non ha mollato la sua presa sulle istituzioni. In Sardegna si registra il primato per percentuale di operatori sanitari contagiati e questo non è di certo dipeso da una fatalità.

Noi tutti dobbiamo ricordare come la riforma sanitaria recentissima intrapresa dalla Regione è iniziata dalla moltiplicazione delle poltrone e non dall’incisivo intervento sui nosocomi dell’Isola. Salvo voci isolate nessuno ha denunciato quali effetti stava producendo il macabro DM 70/2015 e nemmeno ha tentato di discostarsene, almeno nella politica che conta, o meglio dire (allo stato attuale) che contava, ma senza dubbio che non conterà più. Le conseguenze di questa drammatica situazione incideranno sull’economia come mai prima d’ora è accaduto in costanza di crisi finanziarie. Anche qui emerge la mancanza di lungimiranza, nonché di scelte incisive che pongano risorse efficaci per ridurre i danni all’economia reale, che da lavoro e da vivere alle persone. È ridicolo vedere politici che continuano a sproloquiare con mangiamo italiano o mangiamo sardo, senza rendersi conto che la nostra economia è da tempo talmente interconnessa con il mercato globale, tanto da non poterne più farne a meno. Il richiamo a politiche pseudo autarchiche non basta. Anche considerando tutte le produzioni italiane e quelle isolane in specifico, bisogna prima comprendere come queste per effetto delle politiche di contenimento delle produzioni in favore dell’interscambio delle merci estere, sono ora insufficienti per il mercato interno.

Ora non è più il tempo degli spot o della selfie politik, ma del coraggio di intervenire con risorse ben più importanti di quelle poste in campo o derivanti dalla mera aggiunta di pochi decimali di deficit in più. Bisogna muoversi subito, poiché alla tragedia corrente non si aggiunga quella della morte dell’economia italiana e isolana. Più volte si è sostenuto che nei nostri territori non si doveva puntare solo sul turismo, ora lo si comprende a caro prezzo, visto che questo settore sarà disastrosamente colpito. Tuttavia anche in questo caso ci si è trovati ad essere delle Cassandre inascoltate. Per quanto sopra espresso, in questo momento drammatico dobbiamo ritrovare o sviluppare una nuova idea di politica che rinnovi dal profondo l’Italia, la Sardegna e la Nostra città di Alghero. Mai più dovremmo trovarci in contesti dove la meritocrazia, l’eccellenza e il buon amministrare, siano subordinati rispetto a logiche partitocratiche o spartitorie. Paghiamo il prezzo di aver abbandonato letture proficue per esserci dedicati allo studio del solo manuale Cencelli. Si rinnovano il più vivi ringraziamenti all’Italia che sta combattendo senza sosta, insieme a Francesca Carta e Antonella Cuccureddu, nonché a tutti i componenti del gruppo Uniti contro la chiusura dell’Ospedale Marino. Supereremo insieme quest’ora tragica e rifonderemo un nuovo grande Paese.

*Uniti contro la chiusura dell’Ospedale Marino, portavoce
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