Red
18 maggio 2020
Hiv: giornata per sensibilizzare ricerca del vaccino
Oggi, è la ricorrenza mondiale. Il Reparto di Malattie infettive di Sassari lavora per riaprire ai pazienti con questa patologia e fornire loro il supporto terapeutico

SASSARI – Ricade oggi (lunedì), la Giornata mondiale per la sensibilizzazione alla ricerca per il vaccino contro l'Hiv. Una parte della comunità scientifica è impegnata ad individuare un possibile vaccino in grado di proteggere da una parte i soggetti che non hanno contratto l'infezione da Hiv, dall'altra avere un effetto terapeutico per chi ha già contratto l'Hiv. Attualmente, infatti, non esiste un vaccino, ma molti gruppi di ricerca sono impegnati in studi clinici per crearne uno. «Cogliamo questa occasione – afferma il direttore della struttura di Igiene e controllo infezioni ospedaliere e responsabile del progetto Vaccinarsinsardegna.org Paolo Castiglia – per richiamare la sensibilità di tutti verso questo importante obiettivo, a cui il mondo scientifico lavora ormai da diversi anni. Ed è proprio la ricerca sul vaccino per l'Hiv che di fatto ha creato una base straordinaria, senza precedenti nella storia vaccinale, per la velocità di sviluppo di piattaforme vaccinali utili anche per il vaccino Covid-19 per il quale, nell'arco di soli quattro mesi, sono state avviati più di novanta trial vaccinali. D'altra parte, la pandemia da Sars-Cov2 ha fatto chiaramente comprendere a tutti la necessità di un’impresa vaccinale. La fine durevole e sostenibile di qualsiasi pandemia dipende da un vaccino».
Questa giornata è quindi un'occasione per continuare a mantenere acceso un faro sull’infezione da Hiv che, in questi ultimi anni in Italia, sembra interessare le fasce più giovani della popolazione. Secondo i dati a disposizione dell'Iss, nel 2018 in Italia sono state riportate 2847 nuove diagnosi di infezione da Hiv, pari a 4,7 nuovi casi per 100mila residenti. Le persone che hanno scoperto di essere Hiv positive nel 2018 sono maschi nell'85,6percento dei casi. L'età media è di trentanove anni per i maschi e trentotto per le femmine. L’incidenza più alta è stata osservata nelle fasce d’età dai venticinque ai ventinove anni (11,8 nuovi casi ogni 100mila residenti) e dai trenta ai trentanove anni (10,9 nuovi casi ogni 100mila residenti). Nel 2018, la maggioranza delle nuove diagnosi di infezione da Hiv è attribuibile a rapporti sessuali non protetti, che costituiscono l'80,2percento di tutte le segnalazioni.
Un ruolo di primo piano sul territorio nella cura dell'Hiv e dell'Aids lo svolge la Clinica di Malattie infettive dell'Azienda ospedaliero universitaria di Sassari. Sono circa 700 i pazienti in terapia per infezione Hiv ed Aids, mentre oltre un migliaio quelli che gli specialisti della struttura diretta da Sergio Babudieri seguono nelle carceri, al Serd, nella case famiglia, nelle comunità. Un'attività molto estesa, che supera i confini della città, per toccare il territorio del nord Sardegna. La struttura in questo periodo è stata totalmente assorbita dall'emergenza sanitaria del Covid-19. «Stiamo lavorando per riaprire Malattie infettive ai pazienti con Hiv e Aids e fornire loro la consueta assistenza sia clinica che terapeutica – spiega Babudieri – con l'obiettivo di farlo entro la prima metà di giugno». «Un avvio verso la “Fase 2”, ma con la massima flessibilità. Saremo sempre in grado, infatti, di riconvertire il Reparto, nel caso in cui dovesse ripartire una nuova emergenza sanitaria che possa interessare l'Isola», aggiunge in conclusione il commissario Giovanni Maria Soro.
Nella foto: Paolo Castiglia
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