|
S.A.
29 marzo 2023
Intelligenza artificiale: a rischio 71mila occupati
Solo il 5% delle piccole imprese usa IA per svolgere le proprie attività ma in Sardegna sono 71mila posti di lavoro a rischio per l’automazione incontrollata
![]()
CAGLIARI - Secondo l’analisi di Confartigianato Imprese Sardegna, per ora, solo il 5% delle piccole imprese italiane utilizza l’intelligenza
artificiale per svolgere le proprie attività in modo più efficiente e preciso, quindi per migliorare i prodotti, organizzare le linee produttive, gestire i magazzini e incrementare i servizi offerti mentre il rischio automazione incontrollata, invece, metterebbe in pericolo oltre 71mila posti di lavoro che operano nelle realtà produttrici sarde. Il due dati emergono dalle ricerche realizzate dall’Ufficio Studi di Confartigianato Imprese Sardegna sui “Pionieri dell’Intelligenza Artificiale nelle piccole imprese” e sul rischio automazione nelle imprese sarde e il relativo “sistema immunitario”. secondo i dati OCSE 2019 e ISTAT 2023. Ed è per toccare con mano gli effetti che queste due rivoluzioni potrebbero avere sulle imprese che Confartigianato Imprese Sardegna ha deciso di partecipare a Parigi al “Autonomy Paris”, evento mondiale sulla mobilità intelligente, con il VicePresidente Regionale Fabio Mereu. «Se l’intelligenza artificiale verrà sfruttata correttamente, consentirà alle imprese di produrre prodotti evoluti e con nuove funzionalità grazie a una profonda integrazione tra fisico, come gli addetti, e il digitale, ovvero la macchina – commenta Mereu – quello dell’automazione al posto del lavoro manuale, è un mantra che, giustamente, si sente spesso ripetere visto l’impatto che la tecnologia ha avuto dalla fine del ‘700 a oggi nell’impiego di manodopera umana. Allo stesso modo l’automazione pende come una spada di Damocle sulle sorti delle piccole medie imprese sarde, che però hanno gli anticorpi. In ogni caso, però, sarà necessario supportare le Pmi nella transizione digitale. Si tratta di un processo complesso, elaborato attraverso tecnologie interdipendenti e soprattutto competenze, attitudine mentale e capacità di trasformarsi». A livello nazionale la ricerca dice anche come l’Intelligenza Artificiale venga utilizzata dal 5,6% delle imprese della manifattura, dal 5,3% dei servizi e da 4,9% delle costruzioni. Sul totale delle attività produttive l’utilizzo della IA sale al 15,4% tra le imprese attive nel settore dell’ICT e registra una maggiore diffusione nelle telecomunicazioni (18,1%), nell’informatica (16,9%) e nella produzione di computer e prodotti di elettronica (15,7%). Le piccole imprese che usano l’IA sono l’8,9% in Germania, il 6,1% in Spagna e il 5,0% in Francia contro una media europea del 6,4%. Secondo recenti dati forniti da Anitec-Assinform, in Italia il mercato dell’Intelligenza artificiale ha raggiunto nel 2022 un volume di circa 422 milioni di euro (+21,9%) e raggiungerà i 700 milioni nel 2025, con un tasso di crescita medio annuo del 22%. L’Intelligenza artificiale, insieme ad altri abilitatori del mercato (Digital Enabler) come ad esempio Cybersecurity, Big Data e Cloud, sarà un elemento di traino straordinario per lo sviluppo del mercato digitale italiano. Secondo l’Associazione di Categoria degli Artigiani, l’IA influirà sulla struttura di offerta di servizi di assistenza ai clienti, servizi immobiliari e di vendita al dettaglio. Inoltre, saranno coinvolti servizi ad alta intensità di conoscenza dove sono controllati ed analizzati grandi quantità di dati: professioni legali e mediche, servizi di consulenza fiscale e finanziaria, servizi pubblici come la sanità e l’istruzione. Gli algoritmi evolveranno, fino a svolgere attività creative, oltre a quelle ripetitive. Aumenteranno i rischi di concentrazione economica, mentre si delinea un intreccio di rilevanti implicazioni geopolitiche conseguenti allo sviluppo dell’IA. |
|
|

