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Monica Caggiari
4 ottobre 2004
Incontro fra diverse religioni e realtà laiche
Don Lorenzo: «la cosa più bella è che abbiamo coinvolto un po’ di persone in uno spazio aperto e anche se oggi non eravamo in tanti sono sicuro che quest’incontro aprirà la strada verso nuove realtà di condivisione e fratellanza»
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Una calda serata d’autunno ha accolto, sabato scorso, una settantina di persone nel piazzale del pozzo accanto alla chiesa di San Francesco. Si sono dati appuntamento lì, all’aperto, i cattolici, tra cui scout, volontari della Caritas e del centro d’educazione alla pace “Padre Carzedda”, i cristiani ortodossi, il cui gruppo era rappresentato da Padre Piero della Chiesa di Santa Barbara e infine i musulmani, guidati dal rappresentante religioso Mamadou Gueye, marabout della comunità murid. A loro si sono affiancati i buddisti dell’Associazione Soka Gakkai Internazionale, un’associazione che, come dice il nome, si ripromette la creazione di valori. Il filo conduttore dell’incontro, che ha sancito l’inizio di una collaborazione tra le varie realtà religiose e anche laiche, come l’UISP, associazione sportiva nazionale e la sezione algherese di Emergency di Gino Strada, è stato proprio quello della concretezza. Tutti vogliamo la pace, la libertà d’opinione ed espressione, la fratellanza e una vita sana e tranquilla. Nessuno chiede il contrario, almeno non per se stesso. «Ma quanto facciamo -così Don Lorenzo Piras, coordinatore della Caritas Diocesana- di veramente concreto anche per gli altri? I nostri incontri al centro “Padre Carzedda” hanno rappresentato dei momenti importanti, ma è ora di uscire, di comunicare e di ricordare che qualunque religione prevede la preghiera e la meditazione come primo mezzo, anche se non l’unico, per l’ottenimento del bene comune» E in tanti gli hanno dato ragione, ricordando, attraverso varie letture ed esempi di comportamento, che le guerre si nutrono dell’ignoranza e della povertà, in un circolo vizioso. Sta alle persone di “buona volontà” spezzarlo, denunciando e ricordando che i morti in guerra, siano essi soldati o vittime civili, saranno sempre troppi. «La cosa più bella è che abbiamo coinvolto un po’ di persone in uno spazio aperto -così Don Lorenzo- e anche se oggi non eravamo in tanti sono sicuro che quest’incontro aprirà la strada verso nuove realtà di condivisione e fratellanza». Il responsabile Caritas, abituato a passare sempre ai fatti, ha anche segnalato l’apertura d’altri centri di accoglienza per poveri e bisognosi, grazie in parte a nuove forme di donazioni, provenienti da lasciti dei defunti e da spese, corone e fiori, commutate in opere ben più utili ai vivi. Altre forme di donazioni potrebbero essere rappresentate dalla commutazione di spese superflue in azioni concrete e dalla collaborazione nelle azioni di volontariato. La serata si è conclusa con l’accensione delle candele della pace, stelline illuminate da mani piccole e grandi, tutte unite per uno scopo comune.
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