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Red 12 gennaio 2005
Noi poveri sardi
Si potrebbe dire che in Italia - se non fosse avvolta in una sorta di "oppio" mediatico - uno dei problemi all´ordine del giorno nell´agenda politica governativa sarebbe l´equità distributiva. Invece, in quell´agenda, primeggiano altre esigenze, definite "svolte epocali". A sollevare il grido d’allarme è il circolo "APRILE PER LA SINISTRA" di Alghero
Noi poveri sardi

ALGHERO - L´Italia è un paese dove la povertà non esiste. E´ dimenticata, o meglio occultata, come la mafia. Eppure, in Sardegna, le famiglie che vivono in condizioni di povertà sono 93 mila e i poveri 261 mila, mentre i disoccupati senza reddito sono 118 mila; ma ancora più preoccupante è il fatto che la nostra regione ha la più alta percentuale di donne capo famiglia senza reddito, madri sole con figli a carico e anziani a rischio abbandono. E´ la prova di un disagio sociale pesante, reso invisibile dal "senso di colpa" e dal pudore che spesso paralizzano chi si trova in simili condizioni di degrado. Ma l´Italia è anche il paese - come scrivono due valenti economisti italiani, Massimo Bordignon e Tito Boeri - dove la disuguaglianza dei redditi disponibili è superiore alla media dell´Unione Europea, sia a 15 che a 25 paesi; e dove la percentuale di famiglie con redditi inferiori a 2/3 del reddito medio è di circa 4 punti più alta che nella media dell´Unione a 15. Siamo quindi i più disuguali d´Europa, dove per altro, non regna il messaggio evangelico. Si potrebbe dire che in Italia - se non fosse avvolta in una sorta di "oppio" mediatico - uno dei problemi all´ordine del giorno nell´agenda politica governativa sarebbe l´equità distributiva. Invece, in quell´agenda, primeggiano altre esigenze, definite "svolte epocali". Oggi, infatti, la via fiscale pare essere diventata la soluzione per risolvere tutti i problemi esistenziali: insieme strumento per lo sviluppo e per il sostegno ai redditi più modesti. Per crescere e per ridistribuire. Nella realtà le cose sono più complesse. Per i più poveri, per i cosiddetti incapienti, che già oggi non pagano le tasse avendo un reddito inferiore alla soglia della "no-tax-area", la riduzione di qualche punto dell´Ire (ex Irpef), non cambia nulla, anzi, ha il sapore della beffa.
Il punto è che in Italia il fisco è davvero iniquo, anche se "formalmente" progressivo. Si salassano i redditi da lavoro, mentre si tralasciano quasi completamente gli interventi sui beni di lusso e sulla ricchezza. La tassazione sui consumi è regressiva, cioè avvantaggia più i ricchi che i poveri: il fatto che una 500 (una utilitaria) e una Ferrari (uno status symbol) paghino la stessa aliquota Iva è una palese ingiustizia. Inoltre, considerando che la massiccia evasione fiscale finisce fatalmente in beni di lusso, lo Stato potrebbe recuperare, con una adeguata tassazione indiretta, parte di ciò che i cittadini più abbienti evadono regolarmente nella dichiarazione dei redditi. Ci chiediamo davvero cosa ci sia di "epocale" in una situazione di tale marcata sperequazione sociale e fino a quando potrà continuare il costante depistaggio dai veri problemi del paese.



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