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S.A. 8 gennaio 2011
Come nel Bronx | racconto delitto
Un passaporto falso, un alterco infuocato, un coltello nelle vicinanze: sono gli elementi chiave della morte del portoghese Da Silva De Jesus Angelo Ricardo, ucciso a coltellate dall´amico Giuseppe Sassenti
Come nel Bronx | racconto delitto

ALGHERO - Un passaporto falso, un alterco infuocato, un coltello nelle vicinanze: sono gli elementi chiave dell'omicidio del gestore del bar Malindi della Riviera del Corallo, il portoghese Da Silva De Jesus Angelo Ricardo. A colpirlo al torace per due volte con un coltello da cucina, il suo amico (probabilmente si trattava di «un'amicizia particolare» secondo alcune indiscrezioni) Giuseppe Sassenti da Reggio Calabria, classe 1960, che frequentava Alghero (ospite in casa della vittima) da almeno 3 anni.

Il pranzo consumato tra i due nella casa di via Amsicora 4 di Da Silva, una lite sfociata in pochi minuti e sentita da tutto il vicinato, fino all'epilogo in tragedia. Sassenti perde il controllo, prende un coltello dalla cucina e gli colpisce la cassa toracica provocandogli lesioni profonde. L'aggressore scappa sulla Peugeot 207 della vittima e la partenza della vettura da sotto l'abitazione è notata da alcuni testimoni che pur, inizialmente, non riescono a identificarlo. Da Silva tenta a piedi di raggiungere il Pronto Soccorso ma viene soccorso da alcuni passanti in via Garibaldi e trasportato all'Ospedale.

Le sue condizioni sono gravi, viene ricoverato e sottoposto ad operazione chirurgica ma muore alle 21,30. Intanto dai sanitari arriva la segnalazione al Commissariato di Polizia che avvia le indagini concentrandole sulle conoscenze (molte considerata la natura della sua professione) e le amicizie del gestore. Tra i rapporti puù stretti quello con l'aggressore, assiduo frequentatore della casa e del bar del portoghese. Così, gli agenti guidati dal dirigente Valter Cossu posizionano dei posti di blocco nelle vie d'uscita della città riuscendo a fermare il ricercato, alla guida della Peugeot nella strada dei Due Mari.

In evidente stato confusionale, l'uomo confessa poco dopo l'accaduto agli inquirenti, che lo conducono nell'appartamento con la Polizia Scientifica, per procedere alla ricostruzione dei fatti. Chiaro in seguito alle dichiarazioni dell'aggressore, il movente della lite conclusasi in omicidio, ossia il passaporto falso che da Silva avrebbe dovuto procurare all'"amico" grazie a delle conoscenze in patria. Sassenti, infatti, aveva dei precedenti che a breve avrebbe dovuto scontare in carcere e premeditava una prossima fuga. Il documento inizialmente doveva costare 3.500 euro, cifra poi lievitata fino a 5mila, tanto da far dubitare lo stesso pregiudicato delle "buone intenzioni" del gestore nel ruolo di mediatore. Il resto è cronaca, Sassenti da stanotte alle 2 si trova nella Casa circondariale di San Sebastiano a Sassari con l'accusa di omicidio.

Nella foto: la Conferenza stampa dell'omicidio. Valter Cossu, dirigente della polizia (secondo a sinistra) e i suoi uomini
12/5/2026
Secondo la ricostruzione emersa in sede di indagini, la vittima, mentre si trovava con la sorella in spiaggia, sarebbe stata importunata da un ragazzo che, dopo averle osservate insistentemente e chiesto invano di sedersi accanto a loro, metteva in atto comportamenti di chiara connotazione sessuale



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