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Luigi Coppola
15 febbraio 2005
Al Verdi di Sassari il golfo partenopeo di Raffaele Viviani
In scena Napoli Hotel Excelsior. Due atti unici colorano il primo Novecento napoletano. Una miscela di gioia mediterranea e sofferenza latina per un affresco dalle tinte forti. Ovazione del pubblico per il regista protagonista Tato Russo

SASSARI - Le vetrate dello storico Hotel Excelsior, maison di presunto rango nobile, dimora dei potenti, ricchi spesso di boutade, sberleffi e paiette sbiadite, separano il lungomare della vulgata. Pescatori perditempo, scugnizzi di marciapiede, ubriachi, miserabili e gente comune. Cocchieri e autisti, maggiordomi e guardie, attendono i loro signori da scortare. Unici, oltre i primi, nel calzare un´ordinata divisa, sono l´anello di congiunzione con il popolino, che può solo scrutare le ombre danzanti dei grandi, origliarne l´eco dei canti di festa. Il mare, dominato dal Vesuvio, accomuna animi eterogenei in una commistione dai sapori aspri e veraci E´ la vista di Napoli Hotel Excelsior, commedia in due atti unici, scritta nei testi e nelle musiche da Raffaele Viviani, interpretata domenica tredici e lunedì quattordici al Teatro Verdi di Sassari, dalla compagnia Fondazione Teatro di Napoli Teatro Nazionale del Mediterraneo, per la regia di Tato Russo. Nella replica di lunedì sera (buona l´affluenza del pubblico in sala), il protagonista ci accoglie nel camerino, con una disponibilità unica. Mancano dieci minuti all´apertura del sipario, mentre reduce dall´influenza, sta ultimando il trucco al suo primo personaggio, l´ubriaco. Maestro Russo, quale filo lega la Napoli del suo Hotel Excelsior con quell’attuale ? - «...Forse nessuno. Non c´è alcun legame comune fra quella Napoli, più bonaria, più mite e quella d’oggi, che è una metropoli, moderna, spesso violenta. E´ come mettere a confronto due mondi, quello di una volta e quello d’oggi...». - In questi giorni, Napoli appare distorta dai fatti di cronaca. Da più parti s´invoca la ripresa di un rinascimento, di cui si avvia un discorso più o meno consistente qualche anno fa... «...Credo che non si sia avviato mai niente di realmente serio...» - taglia deciso l´attore: «in venti anni si rifanno le città, gli stati. Di parole, tante ma solo retorica, demagogia: non serve a niente, non serve a Napoli...». Quale peso può avere il Teatro, la Cultura per far sperare Napoli? - «...Per Napoli il Teatro fa molto di più di qualsiasi altra attività, in qualsiasi altra città, con i suoi artisti inascoltati e bistrattati...» - Il suo spettacolo ha registrato forti consensi in tutta Italia ed anche in Europa. Come giudica l´esperienza in Sardegna ? - «...Ero stato già altre volte qui in altre produzioni, con la mia regia. Mancavo da quindici anni. Lo spettacolo è molto piaciuto. Il pubblico sardo se a volte può sembrare freddo, magari è perchè non conosce bene il testo o c´è predominanza di gusti televisivi. Io son contento perchè ho avuto un pubblico molto attento. A noi ha tributato un applauso commosso e partecipato». In sintonia con la sua lettura, Tato Russo e tutto il cast in scena, ventidue attori, lasciano il parterre in una prolungata e calda ovazione. Napoli è piu vicina.
Nella foto: gli attori si congedano dal pubblico
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