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Fabio Fogu
3 marzo 2005
Il treno dei desideri inespressi
Martedì sera l’ultima disavventura per i pendolari algheresi. Aumentano le polemiche per i ritardi e i disagi creati dal trasporto ferroviario tra Alghero e Sassari

ALGHERO - «Il treno dei desideri» di Adriano Celentano va «all’incontrario». Quello degli algheresi no, eppure molto spesso le cose non vanno nel verso giusto. Lo sanno bene i pendolari che ogni giorno raggiungono Sassari in treno. L’ultima disavventura risale a martedì sera. È bastata un’inaspettata comitiva di dieci militari, in arrivo da Teulada e diretti al Reparto Unità difesa di Alghero, per trasformare l’unico vagone disponibile in un piccolo accampamento militare e costringere una decina di passeggeri a sostare in piedi, per l’intera durata del viaggio (35 minuti salvo guasti e greggi di pecore in sosta sui binari), lungo il corridoio. Nessuna colpa per i militari (e per i loro ingombranti bagagli) obbligati loro stessi a stare in piedi davanti alle porte di accesso. «Siamo sul binario dalle 18:45, siamo arrivati in treno da Cagliari» conferma a bordo uno di loro, ma evidentemente nessun addetto delle ferrovie li ha notati, almeno fino a cinque minuti prima della partenza quando un dipendente ha fatto notare ai militari che avrebbero dovuto «telefonare per annunciare la loro presenza a bordo». Nessuna colpa per gli studenti che, carichi di valige, tornano al convitto dopo il week-end trascorso in famiglia. All’arrivo ad Olmedo i passeggeri non possono raggiungere l’uscita. Il corridoio è bloccato, le porte sono sbarrate dai borsoni verdi dei militari. L’unica via di uscita è lo sportello del macchinista, dentro la cabina di pilotaggio. Il treno arriva ad Alghero puntuale. È tempo dei sospiri di sollievo, «almeno fino alla prossima odissea» conferma una studentessa nel piazzale della stazione.
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