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Monica Caggiari
7 marzo 2005
L’ultimo saluto a Claudio, tra enorme affetto e profonda costernazione
«Claudio risorgerà; vivrà in noi, nel ricordo e nelle preghiere che noi gli rivolgeremo». Un’omelia colma del dolore di tutti i presenti, ma disperatamente rivolta alla vita che continua, deve, nonostante il vuoto, nonostante la sofferenza. Lo ha ricordato così, il prete che nella Cattedrale di Santa Maria ha celebrato la messa d’addio a Claudio Puledda, il giovane di 33 anni, morto su quella maledetta “Strada dei due Mari” venerdì scorso

ALGHERO - Claudio, “Cicighetta”, lo conoscevano in tanti e tantissima era la gente che stamani ha voluto partecipare ai suoi funerali. Santa Maria era, infatti, traboccante di gente, soprattutto giovani. Sui volti oppressi dal dolore e dal tormento, c’era anche molta incredulità. Difficile accettare la morte di un ragazzo pieno di vita, da tutti ricordato come “un pezzo di pane”; difficile accettare che un figlio se ne vada prima del genitore; difficile lasciare una persona amata. Troppo difficile rassegnarsi al fatto che Claudio è morto mentre percorreva l’unica strada possibile per andare al lavoro.
Nella chiesa fredda e fuori, nella piazza antistante, anch’essa affollata e gelida, la sofferenza era visibile, rafforzata dagli sguardi fissi, persi nel vuoto e dalle facce, soprattutto degli amici, irrigidite, come per evitare l’esternazione dell’angoscia e della rabbia per una morte inaccettabile.
All’uscita del feretro, ricoperto dai fiori, il silenzio che aveva permeato la funzione è stato interrotto da un battimano sordo, sempre un po’ surreale in queste occasioni. Poi, a turno, la gente si è avvicinata per toccare la bara e per abbracciare i parenti e la madre, che ha retto col viso sconvolto per tutta la messa, ma che all’uscita, dopo aver ricevuto carezze e abbracci ha avuto un lieve malore. Passato qualche minuto la gente ha cominciato ad incamminarsi, mentre il portellone automatico del veicolo funebre lentamente si chiudeva per portare la salma del giovane algherese al cimitero.
L’estremo saluto a Claudio Puledda e Salvatore Di Nurra ripropone nuovamente la questione di quella strada provinciale, in alcuni tratti e al di là della dinamica dell’incidente, che deve ancora essere chiarita, comunque troppo pericolosa e in questi giorni tristemente mortale.
Altre due croci s’aggiungono sul ciglio della “due Mari”; è inevitabile chiedere, ancora e sempre, che si faccia di tutto perché possano essere le ultime.
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