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Gianni Marti
4 maggio 2005
Ennesima chiusura dell’acqua, Tedde: «denuncio l’E.S.A.F»
«Mi rivolgerò alle autorità competenti – scrive infuriato il Sindaco -denunciando quelle che costituiscono delle vere e proprie interruzioni di pubblico servizio»

ALGHERO - Ancora una volta Alghero rimane senz’acqua. Una situazione che mette in difficoltà molti cittadini algheresi e per la quale l’Amministrazione non si sente responsabile. Con una nota stampa il Comune di Alghero informa che le restrizioni idriche di questi giorni sono state causate dall’Esaf e comunicate solo ieri, 3 maggio, alle 17,10, indicando che per lo stesso pomeriggio non sarebbe stata garantita l’erogazione idrica. E in quella medesima occasione lo stesso Esaf comunica che è in atto uno sciopero dei lavoratori e che al momento non è prevedibile quanto tempo potrà durare il disservizio. «Non è la prima volta che il Comune di Alghero sollecita l’Esaf a comunicare per tempo le azioni di restrizione idrica – scrivono dagli uffici del comune - in maniera da poter informare preventivamente i cittadini sulla mancanza d’acqua. L’Esaf invece continua a non garantire una corretta informazione, lasciando il Comune di Alghero nelle condizioni di non poter fornire indicazioni ai cittadini, i quali, giustamente, protestano per la mancanza d’acqua». Contrariato interviene il Sindaco Tedde che con una lettera si rivolge duramente all’Esaf di Sassari: «Prendo atto dell’ennesima sospensione nell’erogazione del servizio idrico – scrive infuriato Tedde - con un preavviso irrisorio di qualche ora in danno alla Città di Alghero evidenziando la totale indifferenza di codesto Ente rispetto alle numerose sollecitazioni rivolte al fine di limitare i conseguenti disagi alla popolazione. Vero è che l’azione di sciopero è un diritto costituzionalmente garantito, ma altrettanto vero è che la comunità algherese ha diritto ad avere in casa un bene primario come l’acqua. Mi rivolgerò, pertanto, alle autorità competenti – conclude Tedde -denunciando quelle che costituiscono delle vere e proprie interruzioni di pubblico servizio di cui dovrete assumervi fino in fondo la responsabilità sotto il profilo civile e penale».
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