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Fabio Fogu
20 maggio 2005
Manrico Vaiani, personaggio sportivo della settimana
Cronaca di una stagione al cardiopalma. L’allenatore della Mercede Alghero racconta i retroscena di una stagione sofferta ma di successo. Poi conferma «Probabilmente lascerò la panchina»

ALGHERO - Una promozione sudata e ottenuta negli ultimi secondi della finale di gara tre contro Chieti. Il merito? Di tutte le ragazze indistintamente. Dalle straniere fino alle giovani giocatrici locali. «Ognuna di loro nei pochi momenti che ha giocato è stata fondamentale per la buona riuscita della stagione. Ciascuna, a modo suo, ha contribuito alla salvezza» conferma il coach Marrico Vaiani.
Due settimane dall’incontro decisivo per la permanenza in A1. Le emozioni e le paure della battaglia con Chieti sono ancora vive?
«Sono state tre partite giocate punto a punto. Ognuna determinata da episodi. Avremmo potuto chiudere il discorso A1 già in gara due, ad Alghero. E invece si è rivelata la partita più difficile. Forse eravamo troppo tranquilli o troppo nervosi per l’importanza dell’incontro. Sicuramente in quell’occasione ha influito la scarsa forma della Bjelica che veniva da un infortunio. In gara tre abbiamo ritrovato la giusta concentrazione, abbiamo ritrovato velocità nel gioco e siamo riusciti a bloccare la loro giocatrice più forte: l’americana Pettis. Ogni partita ha avuto una sua chiave di svolta».
Ma alla fine è stato giusto così?
«Sicuramente è il giusto premio per il lavoro svolto dalla società. Sono molto contento. Quando sono arrivato sapevo che c’era una situazione difficile ma ho trovato più difficoltà e problemi di quanto mi aspettassi. Ho parlato con la società, ci siamo rimboccati le maniche e abbiamo lavorato nel migliore modo possibile. La retrocessione sarebbe stata una beffa. Anche perché non poter raggiungere un obiettivo per problemi che non dipendono da te è ancora più brutto. È stata una lotta continua al di là del discorso tattico. Gli infortuni ci hanno creato grosse difficoltà e senza l’ottima gestione della situazione da parte del nostro staff medico non saremmo riusciti a salvarci».
Un risultante importante soprattutto per le ragazze.
«Questa salvezza è stata fondamentale. Se fossimo retrocessi le straniere si sarebbero portate dietro un marchio negativo, una macchia indelebile per il loro futuro sportivo. Le ragazze italiane che per la prima volta si affacciavano in A1 hanno dimostrato di meritare la categoria e di potersela giocare alla pari con avversarie ben più blasonate. Le ragazze lo sapevano e sono proprio questi fattori che poi le hanno motivate negli scontri finali e le hanno spinte a dare il massimo».
Il ricordo più bello della stagione?
«L’ultima partita a Chieti».
La difficoltà più grande?
«Ho faticato a far giocare alcune giocatrici insieme. Ho trovato una squadra senza play e senza pivot, due ruoli fondamentali per la costruzione di un organico. Nelle prime impressioni che scambiai con la dirigenza affermai che c’erano troppe giocatrici pari ruolo. Ho dovuto chiedere ad alcune di sacrificarsi e di creare un gioco di squadra. Alla fine il nostro lavoro è stato premiato».
Quale destino prevede per la Mercede nella prossima stagione?
«È importante costruire un quintetto base che garantisca una tranquilla salvezza. Poi si può anche pensare a qualche pedina importante. Certo le parole non servono a molto se non si ha un budget adeguato. Non bisogna poi dimenticare il discorso Sardegna. Molte giocatrici, per questioni logistiche, non sono sempre disposte a trasferirsi nell’isola».
La rivedremo sulla panchina della Mercede anche il prossimo anno?
«Penso che sia molto improbabile. Ho già parlato con la società e la settimana prossima dovremo prendere una decisione. Sono un insegnate e dovrò trovare una sistemazione che mi consenta di poter svolgere la mia professione oltre che di fare l’allenatore».
Nella foto: Manrico Vaiani
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