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S.A. 3 febbraio 2014
Carceri sarde, manca provveditore regionale
La denuncia è di Maria Grazia Caligaris, presidente dell’associazione “Socialismo Diritti Riforme”. De Gesu è stato trasferito alla Direzione generale dell’Ufficio beni e servizi del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria e mantiene temporaneamente l´incarico regionale a scavalco
Carceri sarde, manca provveditore regionale

CAGLIARI - «Ancora una volta la Sardegna è fanalino di coda per la Giustizia. Non basta che sono insufficienti i Direttori degli Istituti di Pena, adesso non ha più neanche il Provveditore regionale. E’ uno scandalo». La denuncia è di Maria Grazia Caligaris, presidente dell’associazione “Socialismo Diritti Riforme” dopo aver appreso che «Gianfranco De Gesu è stato trasferito alla Direzione generale dell’Ufficio beni e servizi del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria e mantiene temporaneamente l'incarico regionale a scavalco».

«La realtà penitenziaria isolana – sottolinea Caligaris – non è di certo nei pensieri del Ministro della Giustizia (nei giorni scorsi in visita nell'isola [GUARDA]. A fronte di una crescita esponenziale dei detenuti, i Direttori ricoprono da sempre più incarichi perché gli interpelli vanno quasi sempre a vuoto. Il Provveditore regionale Gianfranco De Gesu, arrivato in Sardegna nel 2011, un anno dopo il pensionamento del predecessore Francesco Massidda, ha dato un contributo importante ma troppo limitato nel tempo».

«La Sardegna - ricorda Caligaris - ha visto erigere nel suo territorio quattro nuove strutture detentive che raddoppieranno il numero dei reclusi. Sta subendo inerte il trasferimento dei detenuti nel regime di alta sicurezza sintetizzato nel 41-bis. Eppure non dispone neppure di un Provveditore regionale a tempo pieno che dovrebbe coordinare il sistema rendendolo efficiente e razionale. Non ci vuole molto a trarre le conseguenze da questa situazione». «Affidarsi alla fortuna - conclude la presidente di SdR - non è accettabile quando si tratta di persone private della libertà e affidate alle cure dello Stato e gli Istituti modello, quando davvero esistono, sono eccezioni».



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