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Red
29 novembre 2005
Vertenza latte Bloccata la "131", con pastori e allevatori si ferma tutta la Sardegna
Bloccata dalle 10 del mattino la “131” all’altezza del bivio di Thiesi Coldiretti, Cia e Confagricoltura: «Costretti dai sopprusi degli industriali, chiediamo scusa ai cittadini per i disagi ma rivendichiamo i nostri diritti»

SASSARI - «È tutta la Sardegna che questa mattina si è fermata». Questo il grido dei pastori e degli allevatori sardi che intorno alle 10, radunati da Coldiretti, Cia e Confagricoltura, hanno bloccato la “131” all’altezza del bivio per Thiesi, nonostante un pioggia torrenziale. La lunga colonna di auto e di camion che dalle 10 del mattino si è creata subito dopo l’uscita per Mores e Bonnannaro in direzione Cagliari e davanti al bivio di Bonorva in direzione Sassari ha di fatto spezzato in due l’isola, creando un ingorgo nella principale arteria che collega il nord e il sud dell’isola. «Siamo stati costretti a creare disagi ai cittadini per far sentira la nostra voce e difendere i diritti di chi lavora in campagna dai sopprusi degli industriali», hanno tuonato al megafano prima Marco Scalas, presidente della Coldiretti sarda e poi Serafino Mura, presidente della Cia regionale, che hanno poi aggiunto: «La nostra è una grande manifestazione di civiltà, e lo dimostrano le migliaia di allevatori provenienti da tutta l’isola: noi siamo qui – hanno aggiunto – per denunciare a tutti i sardi l’ingiustizia attuata dal mondo della trasformazione industriale che a un mese dal Natale ha deciso di rompere la trattativa sul prezzo del latte ovino. Il paese-simbolo del mondo lattiero-caseario – chiariscono i vertici di Coldiretti, Cia e Confagricoltura – oggi diventa il luogo nel quale chi vive dall’allevamento delle pecore e le loro famiglie si sono radunati per dare un segnale di dignità e rivendicare un diritto sancito da una firma alla presenza del governatore Soru lo scorso 15 aprile». È proprio il riferimento all’accordo firmato a primavera la principale rivendicazione degli allevatori isolani. «La mobilitazione nasce ancora una volta a Thiesi – hanno urlato le tre organizzazioni di categoria - scaturisce all’indomani dell’ennesimo fallimento della commissione paritetica che ha visto la componente industriale rinnegare nei fatti l’accordo firmato in primavera, dando evidente dimostrazione di non voler comunque giungere ad una soluzione della questione. Neanche la presenza istituzionale dell’assessore regionale all’Agricoltura Foddis – hanno aggiunto - ha frenato l’arroganza dei trasformatori industriali. A questo punto della campagna di conferimento e con la trattativa interrotta è giusto scendere in piazza e gridare trutto il disagio e la paura del futuro di un’intera categoria, che oggi più che mai trova difficoltà a garantire il soddisfaccimento dei bisogni elementari alle proprie famiglie». Sono decine di migliaia le imprese agricole che ruotano intorno al mondo del latte ovino, oltre 30mila occupati che vivono grazie a questo settore strategico, miliardi e miliardi di vecchie lire di fatturato annuo che rappresentano quasi la metà dell’intero comparto agricolo sardo. Questa in sintesi la fotografia di un sistema economico, quello ovicaprino, che da decenni non solo rappresenta nell’immaginario collettivo il simbolo, per così dire, della “sardità”, ma adempie ad una funzione sociale indispensabile per le caratteristiche presenti nel territorio isolano. «È evidente a tutti – assicurano Coldiretti, Cia e Confagricoltura - che se nei nostri paesi il pastore chiude bottega, quel paese, quel territorio, quella economia muore. E insieme a questo, muore la cultura, la politica, la storia e la tradizione della Sardegna intera. Se in quel comune il pastore chiude bottega, perde di significato ogni intervento urbanistico, di recupero e di sistemazione: tanto poi, non ci sarà più nessuno che potrà beneficiarne. Come è dunque possibile che un imprenditore agricolo possa organizzare la sua attività in funzione di un’emergenza continua? Non sono bastate le assemblee, le riunioni, il coinvolgimento delle forze politiche, le promesse e le garanzie lanciate in vari incontri ufficiali e non. Non è basta la commissione paritetica voluta dalla Regione Sardegna. Non è bastato un accordo ufficiale firmato lo scorso 15 aprile alla presenza del governatore Soru. Non sono bastati lo stesso Presidente della Regione insieme all’assessore all’Agricoltura Foddis». Non è bastato niente di tutto questo, anzi appare sempre più evidente che il mondo della trasformazione ha scelto di dare il colpo di grazia agli allevatori sardi e non cerca al contrario di evitar il tracollo del comparto ovicaprino, dimostrandosi incapace di dotarsi di strumenti per una trattativa seria ed efficace. «Per tutti questi motivi – chiudono le tre organizzazioni di settore - ancora una volta siamo costretti a scendere in piazza per smuovere tutti coloro che si sono dimostrati fiacchi e privi di idee, per pretendere soluzioni a problemi che ormai non sono solo del settore agricolo e zootecnico ma dell’intera economia dell’isola, per trovare risposte reali cui seguano scelte coraggiose che garantiscano condizioni “normali” per l’esercizio dell’attività. Per tutti questi motivi, chiediamo la solidarietà di tutta la Sardegna che si riconosce figlia di questo mondo agropastorale e custode dell’eredità che scaturisce da quel mondo. Ogni sardo che vive sull’isola, ma anche coloro che vivono e lavorano fuori, in questi giorni, sono parte di questa protesta e difensori delle prerogative di questo mondo. Per tutti questi motivi, non abbassiamo la testa e non pieghiamo le ginocchia. Abbiamo il dovere per noi stessi e per i nostri figli, ma anche per tutti i sardi di pretendere risposte e di proseguire nello stato di agitazione fino a quando chi ci governa non produrrà progetti concreti».
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