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A.M. 20 maggio 2014
Coldiretti Oristano contro la pirateria alimentare
L'organizzazione parla di una autentica rivoluzione nella lotta alla agropirateria e delle frodi a tavola
Coldiretti Oristano contro la pirateria alimentare

ORISTANO - Si tratta di una notizia attesa ed auspicata da Coldiretti, favorita dalle tante iniziative che la Organizzazione Agricola ha ripetutamente promosso a tutela del made in Italy e dei consumatori, l’ ultima, la più eclatante, sul Brennero a dicembre. Il ministro della salute Beatrice Lorenzin ha annunciato che: “saranno resi pubblici i flussi commerciali delle materie prime provenienti dall’ estero per la produzione alimentare “.

Una autentica rivoluzione nella lotta alla agropirateria e delle frodi a tavola. Bastano alcuni dati per inquadrare l’ entità del fenomeno: +248%, dal 2007 al 2013, del valore di cibi e bevande sequestrati dai Nas perché contraffati, adulterati o falsificati; 40 miliardi di euro il giro di affari ( con un aumento del 20%) dei prodotti importati dall’ estero. Un terzo (il 33% ) dei prodotti venduti in Italia come made in Italy contiene materie prime straniere, all’ insaputa del consumatore.

Contraffazioni a cui non sfuggono neanche i prodotti sardi. Ecco i più ecclatanti. Suini: 150 mila animali vivi arrivano settimanalmente in Sardegna, in gran parte dalla Spagna, nord Europa, penisola, macellati e confusi come sardi. Quasi la totalità dei salumi sardi è realizzata con carne nazionale e o straniera ( 55 mila i quintali venduti come sardi ). Agnelli: oltre 500 mila agnelli vengono importati nell’ isola e venduti come locali, spesso svalutando il prezzo; centinaia di migliaia vengono invece commercializzati nella penisola e venduti come sardi. Pecorino Romano: parecchie migliaia di quintali che venivano prodotti in Romania e venduti come sardi. Vino: Cannonau sardo imbottigliato in Veneto in quantità mai partite dalla Sardegna.

Coldiretti ha inoltre individuato come il 70% del pesce consumato non è sardo; il pane e le paste sarde vengono realizzati con la quasi totalità dei grani stranieri. Molto del torrone sardo viene realizzato con materie prime estere o nazionali. Nell’ isola arrivano parecchi Tir settimanali di agrumi spagnoli spacciati come sardi. Un dato approssimativo attesta che il volume di affari dell’ agropirateria in Sardegna è intorno ai 3 miliardi di euro.

Cifre importanti - sottolinea il direttore Coldiretti Oristano Ermanno Mazzetti - che dimostrano come gli spazi commerciali per affermare un settore genuinamente sardo esistono su dimensioni rilevanti in termine di reddito e di occupazione. Individuare le materie prime consentirà di tutelare e proteggere le specificità locali e le tante biodiversità sarde che rappresentano un patrimonio provinciale e regionale, il vero motore di una agricoltura e zootecnia inimitabile sulle quali appuntare le strategie di rilancio della economia sarda.
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