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Pierpaola Pisanu
23 febbraio 2006
Uno sterile consiglio comunale condanna la criminalità
Le forze politiche che hanno sottoscritto un documento per ripudiare gli episodi criminosi che si sono verificati di recente in città, hanno mostrato fin dalle prime battute di un acceso dibattito che l’ordine del giorno era condiviso solo in apparenza. Senza dubbio era ovviamente condiviso da tutti nella ferma condanna a fatti delittuosi giudicati vili e nell’esprimere solidarietà a chi è stato oggetto di tali episodi. Ma non lo era nei termini della questione. Mancava un’analisi dettagliata della situazione locale

ALGHERO - Unanimità di facciata quella con cui ieri sera il consiglio comunale ha approvato l’ordine del giorno sul problema della pubblica sicurezza ad Alghero. Le forze politiche che hanno sottoscritto un documento per ripudiare gli episodi criminosi che si sono verificati di recente in città, hanno mostrato fin dalle prime battute di un acceso dibattito che l’ordine del giorno era condiviso solo in apparenza. Senza dubbio era ovviamente condiviso da tutti nella ferma condanna a fatti delittuosi giudicati vili e nell’esprimere solidarietà a chi è stato oggetto di tali episodi. Ma non lo era nei termini della questione. Mancava un’analisi dettagliata della situazione locale. La volontà del centro destra di non intaccare l’immagine da cartolina della Riviera del Corallo si è scontrata con il tentativo dell’opposizione di sviscerare il problema cercando di risalire alle cause. «E’ un problema di regole che non ci sono, se si sta diffondendo la cultura dell’illegalità», ha tuonato Carlo Sechi di Alghero Viva, accusato subito dopo dal leader del Muc Gianfranco Becciu di voler strumentalizzare l’argomento per attaccare l’amministrazione Tedde. «Alghero non è Scampia», ha detto Becciu, forte dei dati statistici che collocano la cittadina catalana ben al di sotto della soglia di guardia in materia di sicurezza. «Non vogliamo strumentalizzare niente ma soltanto evitare di nascondere la testa sotto la sabbia per non vedere la realtà», ribatte l’altro esponente di Alghero Viva Pino Tilloca. A proposito di realtà Tilloca ha ricordato ai suoi colleghi che lo stesso consiglio comunale si era già trovato a trattare lo stesso tema, quando il sindaco fu messo sotto scorta. Dalla parte opposta la tendenza prevalente era quella di manifestare dissenso verso gli episodi criminosi ma allo stesso tempo non dare l’impressione di una città sotto assedio. «Alghero è una città tranquilla», ha detto il capogruppo di An Adriano Grossi ridimensionando il clima di allarmismo che a parere della maggioranza, l’opposizione stava fomentando. Incisivo l’intervento di Vittorio Curedda del gruppo misto. Curedda ha cercato di incanalare il fenomeno nel momento storico che Alghero sta attraversando, facendo un tentativo di analisi per capire il motivo, circoscrivendolo alla natura degli atti intimidatori e ai loro bersagli. «Un tempo si prendevano di mira le barche e i politici – ha detto Curedda – oggi commercio e edilizia. E’ nostro dovere chiederci perchè». Quesito caduto nel vuoto.
Nella foto la seduta del consiglio comunale
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