|
Paolo Calaresu
15 marzo 2006
Macellai destinati a scomparire
I Bassu, una lunga tradizione di famiglia
La prima macelleria in Alghero risale al 1943 in pieno periodo bellico. Antonello Bassu, è erede di una lunga tradizione familiare di macellai, iniziata nel 1802 con la nascita dal quadrisnonno Paolo ad Osilo, proseguita dal trisnonno Luigi (nato nel 1829 Osilo), dal bisnonno Paolo (nato nel 1871 a Sassari), da suo nonno Antonio (nato a Porto Torres nel 1898) e da suo padre Paolo (nato nel 1927 a Porto Torres)
![]()
ALGHERO - Per ricostruire la storia dei macellai algheresi, bisogna andare un po’ indietro nel tempo, poco più di 60 anni fa. Era il 1943, in pieno conflitto mondiale, quando ad Alghero nasceva la prima macelleria, posta a fianco della torre di Porta Terra, vicino al mercato civico del pesce (quello attuale) con un gruppo di macellai formato dai signori Manca, Tedde e Bassu (proveniente da un'esperienza lavorativa a Porto Torres). Erano anni difficili, dove scarseggiavano i beni di prima necessità e le famiglie compravano con la tessera governativa. Finita la guerra, nei primi anni ‘50 iniziavano ad aprire altre macellerie e nasceva il nuovo mattatoio comunale, posto in Via Vittorio Emanuele (il vecchio era a fianco della torre di Sulis) dove venivano macellati il martedì un considerevole numero di bovini, di suini, di ovini, di equini, dopo aver stazionato almeno 24 ore, per le esigenze una popolazione di oltre 30.000 persone. Il nuovo mattatoio comunale era stato costruito con criteri d’avanguardia, con capannoni specializzati secondo il tipo di bestiame per lavorare le carni con il controllo preventivo fatto dai veterinari. Iniziavano gli anni del boom economico anche ad Alghero con il moltiplicarsi di attività commerciali della carne fino a raggiungere l’apice nei primi anni ‘70 con oltre 70 macellerie. Antonello Bassu, è erede di una lunga tradizione famigliare di macellai, iniziata nel 1802 con la nascita dal quadrisnonno Paolo, nato ad Osilo, proseguita dal trisnonno Luigi (nato nel 1829 Osilo), dal bisnonno Paolo (nato nel 1871 a Sassari), da suo nonno Antonio (nato a Porto Torres nel 1898) e da suo padre Paolo (nato a Porto Torres nel 1927 e morto prematuramente a causa del lavoro). Antonello Bassu, nato ad Alghero nel 1951, racconta la sua esperienza lavorativa con molta attenzione e orgoglio, tipico di chi ha una lunga esperienza lavorativa, vissuta fin da bambino.
Antonio Bassu, come ha iniziato il suo mestiere di macellaio e dove lavorava? «Ho iniziato giovanissimo, nel 1965 con mio padre Paolo e mio nonno Antonio. Si vendeva al mercato civico, dove a quel tempo vi erano ben 18 esercizi commerciali di macelleria. Non esistevano i banchi frigo e le carni andavano messe sul marmo per mantenerle accettabili per la vendita. Alla fine della giornata la merce invenduta era riposta nelle celle frigo dei commercianti. La vendita al mercato civico è stata sempre di grande importanza per fissare i prezzi anche all’esterno». Ci racconti alcune esperienze di lavoro nei primi anni del boom economico? «Ricordo che in quegli anni si pagava il Dazio (tassa governativa prima dell’attuale IVA), dove il commerciante che acquistava l’animale da macellare dava le frattaglie ad un altro commerciante che pagava la tassa al posto suo. In questo modo creava un’altra opportunità al commerciante che vendeva solo quel tipo di prodotto nel mercato civico. In seguito, quando è stata introdotta l’IVA, le cose sono di molto cambiate. Poi, ricordo, la vendita di animali macellati a causa di infortuni gravi: quella era chiamata “bassa macelleria”. Si potevano vendere le carni ad un prezzo molto ridotto (1/4 del prezzo normale) e in una quantità uguale, 4 chili a taglio unico, per ciascun cittadino. Si formavano delle lunghe file per comprare la carne; a volte c’era bisogno del vigile urbano per disciplinare le code. Ho fatto solo due esempi di cose che non ci sono più». Quando ha intrapreso l’attività in proprio? «Ho iniziato nel 1973, dopo la morte di mio nonno Antonio. Avevo un punto vendita nel mercato civico, in seguito mi sono trasferito, tre anni più tardi, in Via Leonardo Da Vinci con la mia prima macelleria e nel 1986 in Via XX Settembre». Il mestiere del macellaio può anche essere creativo? «Senza dubbio è un lavoro creativo, basti pensare a vari preparati che si fanno in macelleria: polpette, involtini, hamburger, salsicce ed altro ancora. A tal proposito voglio ricordare il macellaio Vittorio Tedde, uomo di grande correttezza e umanità, scomparso da qualche anno, pioniere in Alghero nel 1970, della vendita delle carni preparate». Ci parli dei cambiamenti che ci sono stati in questi anni nel suo lavoro? «Un cambiamento sostanziale è iniziato con l’apertura dei primi supermercati, alla fine degli anni ’80, quando le macellerie hanno iniziato a vedere un primo calo di vendite. Una riduzione così significativa che ha portato nel corso di pochi anni alla chiusura di molti esercizi. Anche la mia lunga tradizione familiare , iniziata con mio bisnonno Paolo nel 1871, si interrompe con me, miei figli non continueranno a fare i macellai. Devo comunque constatare che quattro miei ex dipendenti si sono fatti una loro attività, in controtendenza, con le macellerie che chiudono i battenti: questo per me è motivo di grande soddisfazione, perchè considero loro come dei figli: Antonello Enna ha aperto l’attività in via XX Settembre, Vanna Granata e Franco Fois in Via De Gasperi e Marco Cano in Via Leonardo Da Vinci». Come giudica il grosso problema dell’influenza aviaria sulla vendita del pollame? «La psicosi si è generata da una informazione troppo allarmistica. Come già riscontrato con il virus della “mucca pazza” la popolazione reagisce in maniera sproporzionata senza valutare bene il problema. Abbiamo assoluta certezza che per l’influenza aviaria non esiste alcun rischio di contagio, in Italia tutte le carni sono super controllate. Fortunatamente gli organi di stampa stanno rimediando ad una prima diffusione della notizia con toni meno catastrofici. Io mangio spesso il pollo e lo fatto anche ieri: finiamola con queste paure infondate». La testimonianza di Antonio Bassu che ha offerto uno spaccato di vita algherese è molto significativa per capire il cambiamento di abitudini di una popolazione. La figura del macellaio è di famiglia, conosce le abitudini di ogni suo cliente, sa consigliare e valutare le varie richieste della casalinga. Nel mondo attuale dove si fa tutto di fretta e non si ha la pazienza di aspettare il proprio turno in macelleria, si preferisce servirsi da soli in un supermercato, scegliendo un prodotto a “scatola chiusa”: un vero peccato! Così facendo andrà a scomparire questo mestiere. Nella foto tre generazioni dei Bassu macellai: da sinistra Paolo (1871), Antonio (1898) e Paolo (1927) |
|




