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Raffaele Cadinu 24 novembre 2014
L'opinione di Raffaele Cadinu
Riflessione e intelligenza per il nuovo Ospedale
<i>Riflessione e intelligenza per il nuovo Ospedale</i>

Ho avuto modo di ascoltare la riunione di Consiglio inerente l’ampliamento dell’Ospedale Civile, poiché di ampliamento si tratta, in quanto il vecchio edificio rimane comunque adibito allo stesso uso, e ho fatto alcune considerazioni sul modo di operare dei nostri amministratori, passati e presenti. L’esigenza voluta da tutti nasce infatti dal fatto che il vecchio Ospedale Civile necessita di profonde ristrutturazioni e non risulta adeguato, a ciò si aggiunge il problema dell’Ospedale Marino, oramai sezione staccata dell’Ospedale Civile, causa questa di molteplici problemi e spendita inutile di denaro pubblico: ad esempio i prelievi fatti ai pazienti dell’Ospedale Marino devono essere analizzati all’Ospedale Civile e pertanto due persone, (si proprio due persone!), con l’automobile vengono impegnate ad effettuare tale servizio in quanto una guida il mezzo e l’altra è l’addetta responsabile specializzata per il trasporto dei prelievi. Oppure l’esempio del servizio di pronto soccorso, che viene effettuato all’Ospedale Civile nonostante lo stesso servizio sia presente in misura ridotta anche all’Ospedale Marino. In poche parole un dispendio di risorse economiche frutto credo più della mancanza di riflessione se non, cosa più grave, di un briciolo di intelligenza.

Ora ho visto discutere in Consiglio Comunale l’individuazione di una mega area di 65mila metri quadrati, necessaria a loro dire per la costruzione del nuovo ospedale, cosa questa che mi ricorda la vicenda del depuratore (stessi soggetti e stesse ostentazioni auto-celebrative). Il capogruppo del Pdl ha affermato infatti che la predetta area da espropriare, individuata dalla precedente Amministrazione della quale faceva parte in qualità di assessore, ha una superficie di 65mila metri quadrati, cioè oltre sei ettari, mentre la superficie di proprietà della Asl ove adesso sorge l’Ospedale Civile ha una superficie inferiore alla metà (circa 30mila metri quadrati). Allora mi domando: se si è riflettuto sulle reali esigenze dettate dalla tipologia dell’intervento, che di fatto è solo un ampliamento, si poteva fare la stessa cosa risparmiando almeno sull’esproprio! Ricordo che un eventuale esproprio ritarderà sicuramente anche l’approvazione del progetto e quindi la realizzazione.

Ho fatto allora una semplice verifica tenendo conto della principale esigenza, cioè della delocalizzazione dell’Ospedale Marino presso l’Ospedale Civile, facendo si che ci sia un solo Pronto Soccorso, una serie di sale operatorie tutte condivise, un solo laboratorio di analisi, un solo edificio con una sola guardiania e un solo centralino e purtroppo per qualcuno solo una Direzione Sanitaria che però funzioni. Insomma un ospedale unico con il reparto aggiuntivo dell’ortopedia rappresentato attualmente dal fu glorioso Ospedale Marino. Ho verificato quindi che l’Ospedale Marino ha una superficie coperta di circa 3500metri quadrati e l’Ospedale Civile invece di circa 4mila metri quadrati. Ho provato pertanto a simulare la superficie di 3500metri quadrati sull’area di proprietà della Asl ove giacciono i parcheggi [GUARDA], e mi sono domandato: è possibile studiare una tale ipotesi per evitare costi di esproprio forse inutili quasi a tutti e utili solo a qualcuno? Sono necessari 65mila metri quadrati per ubicare un fabbricato in ampliamento della superficie di soli 3500metri quadrati che è possibile realizzare sul terreno di proprietà già della Asl, attuando un esproprio con costi enormi senza considerare le susseguenti ricerche archeologiche, anche queste obbligatorie, delle quali abbiamo ampia esperienza con i lavori dell’altro Ospedale (quello del centro storico) sede dell’Università, costate in termini monetari oltre un milione di euro?
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