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Enrico Muttoni 27 luglio 2015
L'opinione di Enrico Muttoni
Ma dove vai bellezza in bicicletta ad Alghero
<i>Ma dove vai bellezza in bicicletta ad Alghero</i>

Se vogliamo avere un esempio della confusione, dell’anarchia, e del disagio mentale che pervade quest’epoca, basta osservare una specie particolare di esseri umani che ha invaso, come sempre d’estate, Alghero: i ciclisti. La bicicletta è una delle invenzioni più notevoli, e durature, dell’umanità: saranno ancora lì quando le automobili avranno finito il loro ciclo (appunto). Ma ha una componente psicologica importante e pericolosa: l’umano, montato in sella, si sente inviolabile. Inviolabile fisicamente e normativamente, perché, secondo quanto si può facilmente verificare, si permette comportamenti che hanno dell’incredibile.

Il ciclista, dunque, quando è in marcia, dovrebbe usare i piedi, le mani, e la testa, per un’andatura corretta. Al contrario, la testa viene scollegata per prima, ed automaticamente viene scollegata una mano. Che serve ad un’infinità di cose: fumare, telefonare, mangiare e bere, per esempio. Con grande spasso dell’automobilista che segue, che sa perfettamente che sarà la sua patente a essere la vittima di qualunque fesseria faccia il nostro ciclista. Ci sono poi quelli che trascinano un carretto con uno o due bambini dentro, in uno degli accrocchi più pericolosi che mai siano stati messi in commercio. Mi meraviglio che le normative ne consentano l’uso.

L’inviolabilità normativa del ciclista, poi, è l’aspetto più importante, in quanto è una presunzione generale. Il ciclista, infatti, non si ritiene il titolare di un veicolo, ma si sente un pedone con le ruote. Infatti si comporta, riguardo le regole stradali, come un pedone: non rispetta i sensi unici, attraversa sulle strisce, non si illumina la notte, viaggia sui marciapiedi. In più, se ne infischia dei semafori. Il fatto poi che esistano le piste ciclabili (nelle quali hanno l’obbligo di transitare)non li tocca minimamente. Lo sanno tutti che le piste ciclabili sono lì perché il Comune vuole presentarsi per bene all’utenza turistica. Dato che i traumi da ciclismo sono di solito limitati, la cronaca non comunica mai il numero di incidenti al riguardo: ma mi sono chiesto spesso quante ciabattine infradito sono state causa di dolorosi eventi.

Tutto quanto accade davanti agli occhi degli immigrati, dei turisti stranieri e dei vigili urbani. I primi imitano all’istante tutti i nostri cattivi comportamenti, dimostrando un autentico desiderio d’integrazione. I secondi guardano esterrefatti pensando a quanto accade a casa loro, non capendo. I terzi, semplicemente se ne fottono. Non me ne vogliano i vigili algheresi, ma la rinuncia a qualsiasi tipo di intervento, prima educativo, eventualmente poi repressivo, è scandalosa. L’ordine tanto necessario ed invocato in una cittadina che vive di turismo passa per le piccole (si fa per dire) cose. E’ l’educazione civica e l’autocontrollo che mancano. Non vengono più insegnate in famiglia, la scuola pensa ad altro, il servizio di leva non c’è più. Le conseguenze sono la rozzezza nei rapporti umani, la sporcizia per le strade, gli sballi del fine settimana ed, infine, una demenziale circolazione ciclistica. Passerà anche questa estate, e Alghero tornerà a sonnecchiare.

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