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Pierpaola Pisanu 10 dicembre 2006
Da Alghero a Fertilia, un ponte tra due comunità
Il libro dello storico Enrico Valsecchi ripercorre la storia del nostro territorio dalla fine della prima guerra mondiale al boom turistico degli anni sessanta
Da Alghero a Fertilia, un ponte tra due comunità

ALGHERO - L’immagine del ponte che collegava Alghero e Fertilia, bene si presta allo scopo. Incarna quel legame tra le due comunità, strettamente unite seppur nelle loro differenze etniche e culturali. Ecco perché Enrico Valsecchi la sceglie per la copertina della suo ultimo lavoro di ricerca storica, “Da Alghero a Fertilia”, edito dal Rotary Club di Alghero. L’autore, da una vita impegnato nella ricostruzione di una memoria collettiva, riprende il suo racconto dal punto in cui l’aveva lasciato con “Alghero tra Ottocento e Novecento”, volume della stessa collana, stampato nel 2005 sempre per iniziativa del Rotary, in occasione del cinquantesimo anniversario della fondazione del club algherese. Si apre con la notizia della vittoria dell’Italia nella prima guerra mondiale. E’ il 4 novembre 1918 e le artiglierie antinave sui bastioni spararono a salve. Il susseguirsi di colpi fece credere a molti che erano ripresi i combattimenti. La narrazione traccia la storia di Alghero fino agli anni Sessanta, quando la cittadina catalana inventò la parola “turismo” nell’isola. Cinquant’anni di evoluzione. Sono gli anni che hanno visto il passaggio dalla democrazia liberale al regime fascista. Della bonifica della Nurra e della nascita di Fertilia. La cronaca giornalistica, di Enrico Valsecchi rievoca le principali tappe che hanno portato all’Alghero di oggi. Come la nascita dell’idroscalo di Porto Conte, entrato in funzione nel 1937. Un anno dopo viene inaugurato l’aeroporto militare, e con esso la tradizione aeronautica che ha inciso fortemente nel territorio. «Dopo la seconda guerra mondiale l’idroscalo venne smantellato, mentre l’aeroporto riprese a funzionare come base militare e scalo di aviolinee civili», spiega l’autore. «L’apertura nel dopoguerra al traffico civile pose le basi per la nascita e lo sviluppo del turismo». Si intrecciano con la storia di Alghero del Novecento le tragiche vicende degli esuli giuliani, istriani e dalmati, che giunti sulle coste catalane a partire dal 1947, in fuga dalle persecuzioni di Tito, popolarono la borgata di Fertilia. A loro Valsecchi dedica una particolare attenzione, un omaggio per il silenzio su questa triste pagina di storia italiana, riservato dalle fonti ufficiali. La riflessione sulla borgata giuliana si arricchisce con “Note di storia urbana” degli architetti Emilio Zoagli e Giorgio Peghin e con il contributo memorialistico di Pietro Fiore.
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