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Antonella Baldino
24 marzo 2016
L'opinione di Antonella Baldino
Malasanità figlia della miope politica dei tagli
Sempre più spesso ci si ritrova a leggere o sperimentare di persona episodi di malasanità. La realtà algherese non sfugge a questo tipo di evenienza e allora anche noi, a casa nostra, dobbiamo domandarci dove risiedano le cause del fenomeno, allo scopo di trovarne i giusti rimedi.
Il fatto è che a fronte di una domanda di salute che progressivamente in aumento per ogni fascia d'età, e che pertanto postulerebbe il potenziamento dei servizi, della ricerca e dei finanziamenti sanitari, la politica non riesce a dare altra risposta che quella dei tagli, basata nella maggior parte dei casi sulla freddezza dei numeri e non sulle esigenze vive delle persone.
E i tagli, è fin troppo facile verificarlo ogni giorno e in un qualsiasi contesto sanitario, comportano strutture inadeguate e pericolanti; la riduzione di posti letto che vanno a danneggiare soprattutto reparti come la medicina, dove i pazienti più critici non trasportabili presso altre strutture vengono ricoverati in barella; personale sempre in inferiorità numerica in rapporto al numero di pazienti, e che si trova costretto a lavorare in situazioni di pericolo per sé e per i pazienti stessi, i quali, anche in situazione di emergenza, vengono sempre più spesso appoggiati in altri reparti costringendo il personale medico ad avere pazienti distribuiti in piani diversi della struttura.
Sono, infatti, i tagli alla spesa sanitaria a determinare una cronica carenza strutturale di personale medico ed infermieristico, costretto a saltare riposi e ferie per deficit di organico; personale esausto per il troppo carico di lavoro; personale al quale viene negato il diritto al recupero psicofisico: fattori che compromettendo la salute psicofisica del professionista sanitario non contribuiscono certamente a garantire al meglio la salute del paziente. Si è letto dappertutto in quest'ultimo periodo dei tanti buoni propositi in merito all'apertura della lungodegenza ad Alghero: qualcuno ne ha visto traccia? La politica dei tagli non la consente. Ne consegue che il reparto di medicina del nostro ospedale risulta perennemente saturo di pazienti cronici da lungodegenza, tanto che per gli acuti (pazienti con patologia di nuova insorgenza da studiare) difficilmente si riesce a trovare un posto.
Si ha, a questo punto, addirittura l'impressione che si sia perso per strada il significato nonché la valenza della medicina internistica.
Questi fenomeni, diciamo strutturali, coniugati con i gravi disagi di carattere economico che oggi investono violentemente le nostre famiglie, vanno sempre più frequentemente generando abitudini e comportamenti, che sia pure comprensibili sul piano delle difficoltà individuali di chi li assume a propria difesa, rischiano però di compromettere ancor più le possibilità di una risposta sanitaria generale efficiente da parte del sistema. Si prenda ad esempio l'utilizzo del Pronto soccorso, di per sé un reparto d'eccellenza.
Da una parte i tagli alle visite domiciliari dei medici di base; dall'altra la crisi economica delle persone concorrono sempre più ad una fruizione del Pronto Soccorso stesso come vero e proprio ambulatorio di medicina di base, facendo perdere al servizio, in questo modo, il ruolo suo proprio di medicina di urgenza/emergenza. Identico discorso si potrebbe ripetere per i servizi resi dalle ambulanze del 118, troppo spesso utilizzate come veri e propri taxi gratuiti della salute: la gente in difficoltà, si sa, si arrangia e si difende come può. Sono le istituzioni, e la politica con esse, quelle che con opportuni provvedimenti ed atti legislativi dovrebbero individuare i rimedi e le soluzioni.
Tempo addietro in Regione fu presentata una proposta per il pagamento del ticket sanitario sulla base del codice di dimissione ospedaliera: che fine ha fatto? Per mancanza di personale medico e infermieristico non esiste, nel nostro ospedale, un Triage e neppure un reparto di Osservazione breve che si rispetti e di conseguenza i pazienti sono costretti a lunghissime attese. Opportuno intervenire in qualche modo per risolvere queste e tante altre problematiche inerenti la nostra piccola realtà ospedaliera; creare una rete di maggiore collaborazione con i medici di base ed i pediatri; velocizzare i tempi delle ristrutturazioni; concentrare la lotta politica sull'apertura della lungodegenza e della rianimazione; creare spazi legislativi per l'assunzione di nuovo personale, perché vedere ed assistere chi soffre non logora soltanto i parenti ma anche chi lo assiste in condizioni indecenti o comunque non ottimali.
Lottare perché il Centro trasfusionale rimanga tale e non declassato ad Emoteca, è giusto; alzare ogni voce possibile per il riconoscimento di Alghero come Ospedale di primo livello è sacrosanto, ma, insieme a questo, e forse prima ancora viene una lotta forte e determinata per l'efficientamento dei servizi essenziali: quelli che sono delegati in primis a dare risposte di buona salute in loco, senza costringere pazienti con gravi o complesse patologie a rivolgersi a Sassari o addirittura in luoghi più lontani, con comprensibili gravissimi disagi per l'utenza e sicuramente dei pazienti.
*Per i Riformatori Sardi di Alghero
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