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Red 2 gennaio 2017
Centro Democratico verso la rottura in regione
Il deputato Cd Roberto Capelli presenterà una proposta di rottura nell´assemblea del partito nei prossimi giorni: ci ritroviamo invece ad essere governati da una pletora di spregiudicati non eletti privi di una benché minima sensibilità politica
<i>Centro Democratico</i> verso la rottura in regione

CAGLIARI - Il Centro Democratico è pronto a rompere con la giunta regionale in Sardegna. Una spaccatura che mina la maggioranza di centrosinistra già indebolita dopo la debacle referendaria del Sì, le dimissioni di due assessori e l'uscita dalla coalizione dei Rossomori. Il deputato Cd Roberto Capelli presenterà una proposta di rottura nell'assemblea del partito convocata dal segretario Nicola Selloni per il prossimo 5 gennaio a Tramatza. Non si tratta ancora di un ultimatum ma poco ci manca: dal partito è un estremo appello che potrebbe essere racchiuso in un documento politico per dettare tempi, modi e contenuti dell'agenda politica del centrosinistra.

Durissimo Capelli contro l'esecutivo: «in quest'ultima, e soprattutto nel Presidente Pigliaru, avevamo riposto grande fiducia e aspettativa.
Ci ritroviamo invece ad essere governati da una pletora di spregiudicati non eletti privi di una benché minima sensibilità politica che stanno lottizzando il Paese, e la Sardegna in particolare, secondo principi e interessi lobbistici ed amicali, e non saranno loro ad essere giudicati perché il conto lo pagherà la politica. Già, perché prima, a torto o ragione, sceglieva, decideva, programmava e pagava la politica, adesso si ingaggiano gli “amici” e il conto continuerà a pagarlo la politica».

«I fatti sono sotto gli occhi di tutti e nel ricordarne alcuni faremmo senz’altro torto a quanti potremmo dimenticare. Il concetto di meritocrazia è sempre più interpretato in maniera soggettiva e l'interesse privato, elettorale e non solo, prevale costantemente sull'interesse pubblico. A tutto ciò si aggiunga la mancanza di ascolto e di rapporto politico, non solo con il nostro Partito ma anche con i territori» spiega l'onorevole. Secondo il parlamentare è «arrivato il momento per fare una seria e responsabile valutazione sulla nostra permanenza in questa "torbida" botte politica, pensando soprattutto al futuro per non sentirci accusati, domani, di complicità nel aver saputo… ma non aver fatto»



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