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Red 21 febbraio 2017
Coldiretti: unico marchio per più export
I risultati, presentati ai giornalisti, hanno fatto emergere luci ed ombre. Sondaggio su un campione di 60 aziende, in pochi esportano e guardano soprattutto all´Est
Coldiretti: unico marchio per più export

CAGLIARI - Coldiretti pronta a smuovere il mercato dell'export delle aziende associate presentando un piano nell'ambito del bando per l'internazionalizzazione ma restano i problemi atavici delle campagne sarde: l'estrema polverizzazione del sistema produttivo di riferimento, la scarsa consuetudine con le tematiche commerciali e in particolare dell'esportazione, la ridotta capacità economico-finanziaria delle imprese beneficiarie.

L'idea è di presentarsi sotto un unico marchio, ispirato al concetto di "Luxury farmers products" e alla italianità - in questo sardità - dei prodotti proposti. Da ottobre scorso, per individuare le aziende più idonee alla partecipazione al progetto, Coldiretti ha interpellato i propri associati anche attraverso un sondaggio on line su un campione di circa 60 aziende, per comprenderne l'attuale grado di internazionalizzazione e gli obiettivi strategici.

I risultati, presentati ai giornalisti, hanno fatto emergere luci ed ombre. Le imprese mostrano per la gran parte dimensioni e capacità economico-finanziarie limitate, il 78,3% resta sotto i 2 mln di euro di fatturato, mentre solo il 15% va da 2 a 6 mln. Un terzo delle aziende non ha mai venduto al di là dei confini nazionali. Se si somma questo dato a quello relativo ai modesti esportatori, pari al 45% del totale, si comprende che solo una azienda su 5 possiede una significativa quota di export. E solo il 13,3% guarda all'estero come una fetta del proprio business (dal 16 al 30%).

Quasi tutti gli esportatori vendono sul mercato europeo: il 51% dentro i confini comunitari, appena il 10% la quota interna extra Ue. Gli Usa sono il secondo mercato per la Sardegna con il 20%, Cina, Giappone e Corea rappresentano invece il 15%. Estremo Oriente (66,7%) e Nordamerica (51,7%) sono i mercati che riscuotono maggiore interesse da parte degli operatori isolani, che però continuano a guardare soprattutto all'Europa. Il cosiddetto "canale lungo", quello che utilizza importatori o distributori, è il più utilizzato dalle aziende, mentre i clienti diretti rappresentano il 26,7% e solo un terzo va nella grande distribuzione organizzata.
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