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Red 5 settembre 2020
Gambero marmotaro: Piano di eradicazione
Le linee guida mettono a disposizione degli operatori coinvolti uno strumento per definire le attività: mappare la distribuzione della specie sul territorio regionale; catturare gli individui presenti; promuovere studi genetici per il riconoscimento della specie; monitorare l’efficacia degli interventi; sensibilizzare e informare sul problema della diffusione della specie


CAGLIARI - Dopo alcuni incontri tra enti con competenza in materia di fauna e di gestione delle risorse idriche, l’Assessorato regionale della Difesa dell’ambiente ha approvato il Piano di eradicazione del gambero marmorato (Procambarus fallax f. virginalis) in Sardegna. Si tratta di una specie particolarmente invasiva, che vive lungo fiumi, canali, laghi, stagni, paludi e zone umide, anche in condizioni di particolare stress ambientale, e può spostarsi per diversi chilometri sul terreno asciutto alla ricerca di siti più adatti, determinando un elevato potenziale invasivo per gli habitat di acqua dolce ed un forte impatto sulla struttura della catena alimentare di questi ambienti.

Nella primavera 2019, per la prima volta in Sardegna, nel Rio Mogoro in provincia di Oristano, è stato trovato il gambero marmorizzato ed ulteriori indagini ne hanno riscontrato la presenza in tutta la provincia oristanese e nel territorio della Provincia del Sud Sardegna. «Le invasioni biologiche sono considerate tra le principali minacce per la biodiversità, responsabili dei cambiamenti ambientali a livello globale - ha spiegato l’assessore regionale della Difesa dell’ambiente Gianni Lampis – Oltre ad essere uno dei più gravi fattori di disturbo negli ecosistemi acquatici, generando conseguenze negative sulle specie autoctone, per esempio la predazione, il parassitismo, la diffusione di malattie».

«I danni causati da questa specie riguardano anche la destabilizzazione degli argini nei canali provocata dall’attività di scavo e la riduzione, o scomparsa, di specie animali e vegetali. Seguendo il regolamento europeo, che prevede una serie di divieti e di obblighi di intervento, abbiamo definito una strategia efficace di monitoraggio, di attuazione delle misure di eradicazione rapida e di controllo dei vettori di introduzione», conclude Lampis. Le linee guida mettono a disposizione degli operatori coinvolti uno strumento per definire le attività: mappare la distribuzione della specie sul territorio regionale; catturare gli individui presenti; promuovere studi genetici per il riconoscimento della specie; monitorare l’efficacia degli interventi; sensibilizzare e informare sul problema della diffusione della specie. Il Corpo forestale vigilerà sulle operazioni del Piano.

Nella foto: l'assessore regionale Gianni Lampis
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