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Red 13 settembre 2020
Peste suina: la Coldiretti non ci sta
«La Peste suina arriva in Germania, mentre la Sardegna l´ha debellata», sottolineano i vertici regionali della Coldiretti, che chiedono: «Subito il via libera all´export»


CAGLIARI - Mentre la peste suina avanza anche nell’Europa occidentale (la Germania ha notificato il primo caso ufficiale:mercoledì, è stata rilevata una carcassa infetta di cinghiale morto nei pressi di Cottbus, città al confine con la Polonia) la Sardegna, numeri alla mano, dimostra di averla superata e si pone come esempio virtuoso da imitare. «Per questo, non è più rinviabile – afferma il presidente di Coldiretti Sardegna Battista Cualbu – il via libera dell’Unione europea per le esportazioni dei suini sardi oltre i nostri confini dopo oltre 3mila giorni di embargo che hanno lasciato diverse vittime sul campo per le rigide prescrizioni europee che ora dovrebbero essere adottate nella stessa misura in altre Nazioni. Non vorremmo trovarci nel paradosso di essere stati prima confinati per non infettare altri territori (e non lo abbiamo mai fatto) e ora ritrovarci esposti al pericolo di esserlo da parte di altri».

Da quarantadue anni, la Sardegna combatte contro la peste suina. Dopo anni difficili e il confinamento delle carni sarde nell'Isola, ininterrottamente dal 2011, con grande sacrificio e tante difficolta, costate care agli allevatori, si è imboccata la strada giusta: da ventiquattro mesi, non si verificano focolai e da diciassette mesi casi positivi. Numeri frutto di una strategia di intervento seria che stanno a dimostrare (con tutte le precauzioni del caso) che non c’è ragione di continuare con l'embargo. «Siamo impegnati su tutti i livelli per chiedere lo sblocco del mercato suinicolo, lo ha fatto anche i nostro presidente nazionale con il ministro alla Salute – afferma il direttore di Coldiretti Sardegna Luca Saba - I numeri, che non sono frutto del caso ma di una strategia ed organizzazione alla quale guardano come esempio anche gli altri Paesi, corroborano questa nostra richiesta».

In quarantadue anni, la Peste suina in Sardegna ha polverizzato la suinicoltura, che oggi si declina in tantissime piccolissime aziende finalizzate all’autoconsumo. La Sardegna è la quarta regione italiana dopo la Lombardia, l’Emilia Romagna e il Piemonte, per numero di aziende. Ma l'Isola precipita in classifica se si conta il numero di capi per azienda: il numero medio per allevamento è di circa dodici capi, mentre il valore nazionale è di circa sessanta. Iinfatti, ci sono 14.598 per un totale di 180.908 capi (dati aggiornati al 30 giugno 2019). La maggior parte degli allevamenti di suini costituiscono un’attività secondaria testimoniata anche dal fatto che circa il 70percento di queste aziende alleva anche altre specie animali.
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