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Red 24 marzo 2021
Centro diurno: il Labirinto chiede soluzioni
«L’associazione, da tempo sollecita la dirigenza del Dipartimento e auspica l´attenzione dell’Amministrazione comunale, allo scopo di ottenere un intervento atto a ripristinare quanto prima un servizio fondamentale per vita di chi, in modo incolpevole, già soffre di altre privazioni», dichiara il presidente Elisabetta Boglioli
Centro diurno: il Labirinto chiede soluzioni

ALGHERO - «Vero è che la pandemia che stiamo vivendo è fonte di gravi ripercussioni sulla vita sociale di ciascuno. A risentirne in modo particolare è l’ambito sanitario che impone tempi di restrizione e privazioni difficili da tollerare, in particolare da parte di chi per vicissitudini della vita è già penalizzato. Perciò, reputiamo, per esempio, che la chiusura del Centro diurno, afferente al Centro di salute mentale di Alghero, messa in atto già dallo scorso anno, da parte della Dirigenza del Dipartimento di Salute mentale di Sassari, sia una scelta inopportuna e dannosa».

A esprimersi, senza mezzi termini, è il presidente dell'associazione “Il labirinto” Elisabetta Boglioli che, a nome del Direttivo, sottolinea come «Questa chiusura, fatta per agevolare altri servizi, di fatto impedisce, vieta agli utenti seguiti dal Centro di salute mentale, di avere momenti di ritrovo, occasioni di socializzazione, di aggregazione fondamentali agli stessi utenti pur nel rispetto delle regole vigenti. Già il disagio di cui soffrono, è causa di isolamento, se non di emarginazione, e a maggior ragione, questo aumenta quando vengono a mancare le opportunità di cui hanno estrema necessità, senza dimenticare che sono servizi indispensabili per garantire serenità alle famiglie».

«E la decisione di eliminare il Centro diurno, secondo noi, non si può imputare alla pandemia. L’associazione Il labirinto, da tempo sollecita la dirigenza del Dipartimento e auspica l'attenzione dell’Amministrazione comunale, allo scopo di ottenere un intervento atto a ripristinare quanto prima un servizio fondamentale per vita di chi – chiosa Boglioli - in modo incolpevole, già soffre di altre privazioni».
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