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Antonio Burruni 29 marzo 2008
Porta Terra, il dovere della memoria: 83 figli di Alghero
Celebrata questa mattina l’inaugurazione della lapide in ricordo degli ottantatre militari algheresi morti durante la Seconda Guerra Mondiale. «Viva l’Italia e viva le Forza Armate»
Porta Terra, il dovere della memoria: 83 figli di Alghero

ALGHERO - «Questa è una giornata che rimarrà scritta a lettere d’oro nella storia della nostra città. E’ un omaggio ai figli di Alghero, partiti per la guerra e non più ritornati». Questo l’incipit del discorso che il Sindaco di Alghero ha fatto questa mattina, durante la cerimonia d’inaugurazione della lapide in ricordo degli ottantatre militari algheresi morti durante la Seconda Guerra Mondiale. Una cerimonia che ha visto la partecipazione delle personalità politiche, militari ed ecclesiastiche cittadine e provinciali, oltre alla partecipazione delle associazioni combattenti e di un buon numero di militari, in rappresentanza di tutte le Forze dell’Ordine. Un omaggio, come sottolineato dal primo cittadino algherese, richiesto dai figli dei militari defunti, ma anche da diverse forze politiche. E soprattutto un dovere, quello di tenere vivo il ricordo di chi è andato a combattere per il futuro della propria Nazione, permettendole di vivere nella libertà e nel progresso. «Non è una cerimonia nostalgica –ha sottolineato Tedde – con la testa rivolta verso il passato, bensì uno sguardo verso il futuro, un momento scolpito nella memoria delle generazioni future».

Il sindaco ha battuto su un concetto, quello della morte dei soldati «non morti invano, ma per la propria Patria», ed ha unito nel ricordo, anche i civili morti sotto il bombardamento del 17 Maggio 1943, i quella che gli algheresi ricordano come la “Nit de Sant Pasqual”, nonché i quattro pescatori uccisi da una scriteriata raffica di mitra mentre facevano il proprio lavoro nella rada di Alghero. Un discorso particolarmente sentito e partecipato, concluso con un applaudito «Viva l’Italia e viva le Forze Armate». Sul palco, accanto alle autorità, in veste di madrina della manifestazione, c’era anche Lidia Sotgiu in Sanna, figlia di Francesco, scomparso in una foiba slava. Giampiero Cherchi, Colonnello della Brigata Sassari, dopo aver portato il saluto del Comandante, il generale Fortino, ha sottolineato come sia stato giusto mettere la lapide dei militari morti nella Seconda Guerra Mondiale, sotto quella dei defunti nella Grande Guerra «loro predecessori sulla via del dovere». A questo punto, gli alunni dei tre circoli scolastici algheresi, sono sfilati uno per volta sul palco per leggere i nomi degli ottantatre scomparsi. A seguire, la scoperta delle lapidi, la naturale commozione durante l’esecuzione dell’Inno Nazionale e, a concludere la cerimonia, la benedizione da parte del Vescovo della Diocesi di Alghero-Bosa, Monsignor Giacomo Lanzetti.

Nelle foto due momenti della celebrazione
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