|
Red
17 aprile 2008
Al via l’identificazione elettronica dei bovini
Interesserà oltre 10mila capi distribuiti nel distretto del Goceano e di Ozieri

SASSARI - 510 aziende e oltre 10 mila capi bovini: sono i numeri che rappresentano gli obiettivi dei veterinari del Servizio di Sanità animale dell’Azienda sanitaria locale di Sassari che, in 14 settimane, sino a luglio, saranno impegnati nella campagna di identificazione elettronica dei bovini all’interno dell’area di attenzione interessata dalla Tbc bovina. Si tratta degli undici comuni del distretto del Goceano oltre ai comuni di Pattada e Nughedu San Nicolò del distretto di Ozieri. Qui da diversi mesi i professionisti della Asl sono impegnati nell’adozione di misure straordinarie per l’emergenza della tubercolosi bovina. Al momento sono 60 i focolai registrati e i veterinari hanno già avviato le azioni di risanamento. Il sistema di identificazione bovina è stato presentato e avviato martedì, 15 aprile, a Foresta Burgos, durante un corso teorico-pratico presso uno degli allevamenti dell’Agenzia Agris, dove sono oltre mille i capi bovini presenti. Il corso era rivolto principalmente ai veterinari dei distretti sanitari del Goceano e di Ozieri e ha visto la partecipazione anche degli operatori tecnici e dell’anagrafe del Servizio di Sanità animale, oltre ad una delegazione dei veterinari dello stesso servizio dei distretti di Alghero e di Sassari. «Questo sistema – ha spiegato il responsabile del Servizio di Sanità animale, Francesco Sgarangella – fa parte del progetto complessivo fatto proprio dalla Regione, con il decreto numero 30 del 19 novembre 2007, quindi dalla nostra Asl. La scelta della sua adozione nasce dalla consapevolezza che ci troviamo in una situazione di emergenza e quindi necessitano strumenti tecnologicamente avanzati ed innovativi per garantire il risanamento sanitario degli allevamenti.. L’identificazione elettronica inoltre mostra i suoi vantaggi anche nel caso dello smarrimento del bestiame o per fronteggiare l’abigeato». Nel prestomaco del bovino viene inserito, tramite una particolare apparecchiatura o applicatore, un bolo endoruminale elettronico che permette l’identificazione dell’animale con una maggiore sicurezza rispetto alle marche auricolari. Il bolo è un oggetto di materiale ceramico contenente un dispositivo elettronico che, una volta “interrogato” da un lettore, invia un codice di riconoscimento univoco e immodificabile ad un palmare, sul quale vengono registrati i dati. Nella cavità interna del bolo è situato un transponder passivo che si attiva soltanto in risposta ad un segnale emesso da un trasmettitore. Questo è il motivo per cui i transponder non si scaricano e durano molti anni. Il bolo però non sostituisce le marche, che continueranno ad essere applicate alle orecchie dell’animale. «Il transponder elettronico inoltre – ha concluso Sgarangella – è un strumento di garanzia, perché permette di dare risposte concrete alle esigenze degli allevatori e, soprattutto, dei consumatori che, con tale sistema, vedono garantita la tracciabilità delle produzioni agro-alimentari e ricevono una maggiore garanzia in tema di sicurezza alimentare». Dopo la parte teorica in aula, tenuta dal veterinario Giuseppe Bitti e dall’amministratore delegato della Prionis spa (che fornisce i boli endoruminali) Maria Rita Strappatelli, i veterinari si sono spostati presso uno degli allevamenti dell’Agenzia Agris Sardegna e hanno proceduto alle operazioni di identificazione elettronica sui primi 30 bovini. L’operazione proseguirà quindi sino a luglio, per interessare gli oltre 10mila capi bovini dei distretti del Goceano e Ozieri.
|