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Antonio Burruni 25 giugno 2008
Consiglio: dopo 43 giorni le dimissioni
E’ entrato in aula, a giochi fatti, l’Ordine del Giorno presentato da Nicola Salvio per discutere in aula delle dimissioni di Marco Tedde, datate 14 maggio
Consiglio: dopo 43 giorni le dimissioni

ALGHERO - «La Maggioranza ha fatto finta che non fosse successo nulla. Le dimissioni non sono un fatto privato, ma pubblico. Il codazzo di polemiche ed altre cose spiacevoli, sono dovute al fatto che non se n’è parlato in aula. Avete seguito la scia del vostro “leader maximo”, che parla via tv. Siamo tutti stati esautorati dal nostro ruolo di consiglieri». Questo il succo dell’intervento in aula di Nicola Salvio, primo firmatario dell’Ordine del Giorno che consentiva ai consiglieri comunali di parlare in aula delle dimissioni da sindaco presentate e poi ritirate da Marco Tedde. Il consigliere di Città al Lavoro ha ricordato le parole dette dal sindaco su un giornale regionale (e smentite ieri in aula dal sindaco) ed ha concluso «Spero che non si ritorni alla Prima Repubblica, quando si faceva politica e si decideva tutto fuori da quest’aula. Sindaco, esca da questa crisi con un consigliere in meno e con un assessorato in meno da far pagare ai cittadini». Una discussione ritenuta da Alberto Zanetti, «decisamente pleonastica». Ampia ed articolata la risposta del sindaco, dopo aver chiesto ai consiglieri di valutare l’opportunità di devolvere un gettone di presenza ad Emanuela, la bambina algherese che deve andare in Thailandia per sottoporsi ad una costosa operazione. «In questa vicenda sono stato molto attento a non parlare. Ho scritto solo un comunicato. Sicuramente ha sbagliato la giornalista, perché quel virgolettato non esiste e sono aprole che io mai e poi mai ho detto. Certo – ha proseguito – non possiamo nasconderci dietro un dito, c’è stato un problema che la Maggioranza ha affrontato, discusso e superato. Le cause sono da ricercare nel passato mandato, straordinario per risultati e crescita, toccata con mano dalla città. Il risultato elettorale non è arrivato perché siamo simpatici o perché abbiamo raccontato favole, ma perché abbiamo lavorato tanto. Un risultato inatteso nelle proporzioni, che ha dato un senso di appagamento, di soddisfazione, qualcuno si è sentito satollo. Per alcuni il risultato è stato il mezzo non il fine. Le ambizioni sono legittime, non c’è niente di scandaloso a voler rappresentare il proprio gruppo politico in posti di sottogoverno. La prima fase ha visto la scarsa partecipazione dei consiglieri della Maggioranza, che raramente hanno assicurato il numero legale. Ma non ho mai parlato di indegnità. Dalle dimissioni in poi è stata presa coscienza del problema ed è stata cambiata rotta, perché questo percorso deve andare avanti, non c’è alternativa a questa Maggioranza, c’era una preoccupazione diffusa. Ho revocato le dimissioni non per voglia di mantenere le poltrone, ma perché la Maggioranza ha riconosciuto gli errori, garantendo pubblicamente che l’obbiettivo unico da perseguire è il benessere dei cittadini, con compattezza in aula. Sono tornato sui miei passi e spero di aver fatto bene».

«Ora è il tempo dei consuntivi riflettuti, a bocce ferme, che non hanno lo stesso valore. Il fatto grave – spiega il consigliere Matteo Tedde – è la mancanza di discussione delle dimissioni in aula. Se il sindaco si dimette, il Consiglio Comunale dovrebbe avere chiara la situazione. Siamo rimasti impigliati nella consuetudine di decidere le cose fuori dall’aula». Vittorio Curedda ha subito sottolineato la discussione ormai stantia, superata, ma ne ha approfittato per ricordare alcuni passi del comunicato del sindaco. «Quelle dimissioni erano il risultato della crisi politica tra sindaco e Maggioranza. Per questo chiedevamo di parlarne in aula, per approfondirne la natura. Il sindaco ha fatto passare i consiglieri della Maggioranza sotto le “forche caudine”. Non mi interessano i nomi, ma voglio capire se i motivi, se le ragioni sono cambiate, perché la Giunta e la Maggioranza sono le stesse. Cos’è successo? Può essere che il problema di questo Centrodestra si chiami Vella? Può darsi che il problema sia stato nella costituzione delle liste per le elezioni?».

Gianni Cherchi, dopo aver sottolineato le capacità di temporeggiatore di Marco Tedde, ha sottolineato il ritardo della discussione. «Sarebbe stato più giusto e rispettoso verso il Consiglio che il sindaco scrivesse due parole da far leggere in aula dal presidente. Non ero contrario alle dimissioni, perché la barca doveva essere rimessa in linea». Gianni Sau sottolinea la chiarezza del sindaco su poltrone e cariche. «Il problema era la mancanza di stimoli attivi, di volontà, di scarsa presenza. Ora è stata ritrovata la via maestra».

Valdo Di Nolfo ha invece parlato di “dimissioni-farsa”. «Il suo rispetto per l’aula è stato uguale a zero. Non solo per i consiglieri, ma per le persone che rappresentiamo, quindi per tutta la cittadinanza. Mi suona strano che sia venuto a smentire una dichiarazione virgolettata dopo un mese. E’ un suo errore non essere venuto a parlarne qui prima, così le parole sarebbero state registrate. Le chiedo di dirci oggi cos’è cambiato, perché non me ne rendo conto, perché anche oggi siamo noi dell’Opposizione a consentire il numero legale in aula». Il giovane consiglieri lamenta il mancato contributo di alcuni consiglieri della Maggioranza, mai intervenuti. «Non ci faccia così stupidi. Tutto è apposto ed il cane è ancora sotto il tavolo ad aspettare le briciole. E magari il sindaco ha fatto anche bene. C’entra qualcosa nelle sue dimissioni, gli schiaffi, non elettorali, che ha preso il Centrodestra algherese, con qualcuno meritevole messo da parte per lasciare spazio ad un Vella o ad un Barbareschi».

Gavino Tanchis ha invece sottolineato come le motivazioni delle dimissioni fossero ben altre «e, forse, solo tra sei mesi, con raziocinio, potremo capirle». «E’ chiaro che abbiamo preferito parlare delle decisioni del sindaco col sindaco in aula – spiega Giancarlo Piras – Noi ci siamo attivati, dimostrandolo in aula che volevamo andare avanti con il sindaco, facendolo tornare indietro sulle proprie decisioni. Abbiamo segnato punti importanti, anche con l’approvazione di una variante strumentalizzata da qualcuno. Non c’era un’alternativa, con un’Opposizione di sinistra capace solo di dire che la Maggioranza sbagliava».

«Quando una figura istituzionale arriva all’atto estremo – ha dichiarato Franco Calvia – mi sembra giusto dargli la mia solidarietà. E’ chiaro che c’è stata una crisi, che non è certo passata inosservata, visto che se n’è parlato ovunque. Però è una crisi che attraversa tutta la classe politica italiana, che non riesce a soddisfare la richiesta dei cittadini». «Il sindaco ha spiegato che è tempo di prendersi le responsabilità per rispondere alle esigenze della cittadinanza. Si può entrare in crisi per divergenze di pensiero sulla crescita della società, non per altro. E’ opportuno lasciare da parte i distintivi e mettersi a lavorare sui problemi della gente», ha concluso Antonello Usai.



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