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Antonio Sini
31 luglio 2008
Solinas e Fauro presentano “ Delirio amoroso”
Il lavoro è tratto da un’opera in prosa di Alda Merini, il diario della poetessa, che attraversa tutta la sua vita con una tensione centripeta verso gli anni dolorosi dell’esperienza manicomiale.

ALGHERO - Il penultimo appuntamento della Rassegna Sipari di Pietra organizzata dall’AnalfabElfica , e l’ultimo appuntamento al Nuraghe Palmavera , poiché la chiusura della rassegna col Macbeth di Shakespeare si terrà nella Necropoli di Anghelu Ruju.
La compagnia si congeda dall’accogliente ventre del Colosso nuragico, domani venerdi’, con un vero e proprio gesto d’amore verso il luogo e il pubblico affezionato: Delirio Amoroso, uno spettacolo ideato ed interpretato da Moreno Solinas ed Enrico Fauro.
Il lavoro è tratto da un’opera in prosa di Alda Merini, il diario della poetessa, che attraversa tutta la sua vita, con una tensione centripeta verso gli anni dolorosi dell’esperienza manicomiale. L’internamento è l’esperienza indelebile che cambia, ma che anche caratterizza l’esistenza dell’autrice, un esperienza che affina come metallo al fuoco la sua potente vena poetica.
La follia alla luce di questo scritto, da un lato, perde la sua banale qualificazione di stato alienato proprio dell’artista, manifestando tutto il dolore della spaccatura celebrale fra identità mentale ed identità fisica, ma assume, d’altro canto, dopo il dolore, tutta la positività che risiede nel suo potere liberatorio.
Ecco il pensiero di Enrico Fauro sull’opera: «La Verità è sofferenza ed acceca l’intelletto, ce lo insegnarono i Greci, ma nella Merini è una tragedia che si conclude in una vera e propria eucatastrofe, cioè un dramma che nel suo sacrificio non arreca più distruzione di quanta prorompente vita da questi non germogli. È infatti questo rinato verbo, dalla follia ripulito delle categorie razionali, delle catene dell’intelletto, delle inibizioni sociali, che ha la forza di dichiararsi amante incurabile della Vita. Questa è anche la cifra del suo credo, del suo Cristianesimo: un’incontro con Cristo che concilia uno dei drammatici binomi caratterizzanti di Alda Merini, quello fra fede e carnalità – sintomo anche questo della sua inconciliabilità patologica fra mente e corpo: la carnalità e la materia vengono vissute liberamente, ma invece di allontanarsi e separarsi in una visione perbenistica della sessualità, sono respirate e godute sino in fondo nella loro ragione prima, la voglia creatrice. Alla luce di questo – continua Fauro - la carne viene sacralizzata in tutti i suoi impulsi intestini e il corpo dell’autrice diventa simile a quello di Cristo: diventa un “corpo d’amore”, un corpo marchiato da indelebili segni, tracciati dalla vita, dai martiri, dal dolore, ma anche dal desiderio drammatico di generare, reso acuto e divorante dalla sterilizzazione che subì in manicomio. Questa percezione della vita – conclude Enrio Fauro - fumata sino in fondo come le sue sigarette, respirata sino in fondo ai polmoni e all’anima, tanto come la sua poesia, è l’esito di quella patologia mentale che è per lei mistero, che è anche il sacrificio e il morire di un seme fecondo per un germe vitale, per un “vergine viticcio”, poesia o figlio ch’esso sia, per un amore chiaro e per un lascito di speranza regalato al mondo».
Il lavoro è concepito come Work in progress e sarà costituito da quattro momenti chiave: a) un incipit dello spettacolo, in cui la voce della Merini si racconta: una chiave di lettura essenziale alla sua poetica e allo spettacolo; b) lo spettacolo work in progress vero e proprio, che chiude la prima fase della serata; c) un dibattito col pubblico dedicato per cogliere le osservazioni a caldo e le impressioni sullo spettacolo anche nelle sue trasformazioni dalla prima rappresentazione ad ora; d) in fine un brevissimo omaggio ad Alda Merini: una creazione coreografica sulla lettura di quattro poesie da parte della poetessa.
L’appuntamento è per venerdì alle 20,30 al Nuraghe Palmavera, ingresso come sempre di 5 Euro, per informazioni si può telefonare al 349 410 2916.
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