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S.A. 12:10
Festival Mediterranea: oggi Ingroia e Dorfles
Il programma della seconda giornata, Venerdì 10 luglio, prende avvio dalle 19,15, ai Bastioni Pigafetta e si preannuncia come una delle serate più intense di Mediterranea. Il programma apre con Iain Chambers ed Enedina Sanna affrontano Lampedusa/Gaza
Festival <i>Mediterranea</i>: oggi Ingroia e Dorfles

ALGHERO - Un pubblico vivace ed incuriosito ha animato i laboratori dello Spazio Ragazzi mentre un pubblico attento e partecipe ha seguito la prima serata del Festival Mediterranea. Culture. Scambi. Passaggi. Quattro giorni di laboratori per ragazzi e incontri serali dedicati al Mediterraneo, al mare, alle connessioni ed alla natura. Un festival ideato e organizzato da AES - Associazione Editori Sardi, con la direzione artistica di Simonetta Castia dedicato alla vasta dimensione letteraria e paesaggistica del Mediterraneo per esplorare le storie, gli orizzonti, gli scambi e la geografia letteraria di una koinè dinamica e millenaria.

Gli appuntamenti si svolgono in alcuni luoghi simbolo della città i Bastioni Pigafetta e Piazza della Juharia e nella bellissima Villa Mosca. Il programma della seconda giornata, Venerdì 10 luglio, prende avvio dalle 19,15, ai Bastioni Pigafetta e si preannuncia come una delle serate più intense di Mediterranea. Il programma apre con Iain Chambers ed Enedina Sanna affrontano Lampedusa/Gaza. L’orologio coloniale e i linguaggi interrotti, analisi del Mediterraneo contemporaneo attraverso due luoghi intesi come "spaziotemi" e laboratori della modernità occidentale. Lampedusa e Gaza diventano così due soglie del presente: luoghi nei quali migrazioni, colonialismo, guerra, controllo dei corpi e crisi del linguaggio mostrano le contraddizioni più profonde dell’Occidente. Alle 20, dalla globalità delle problematiche storiche e moderne del Mediterraneo, si arriva alla vicenda drammatica del giudice Lombardini. Il giudice sceriffo (Edes, 2025), il magistrato protagonista della lotta all’Anonima Sequestri, sarà al centro del secondo appuntamento della serata, in un intenso confronto tra l’autore Antonio Ingroia e Elias Vacca.

Al centro della serata anche Le parole del mare (Sellerio, 2025), dalle frontiere da superare alla straordinaria ricognizione del giornalista e critico letterario Piero Dorfles sui libri che parlano di navigazione, seguendo un itinerario mai scontato e con continue incursioni nel presente. Con lui, sul palco, Raffaele Sari. Dopo il mare delle frontiere e quello delle ferite storiche, affiorerà così il mare della letteratura: spazio simbolico di partenze, naufragi, desideri, scoperte e ritorni. Finale in musica, alle 21.30, con Sighida concerto con Mauro Palmas alla chitarra e Giacomo Vardeu all’organetto e voce, lungo un percorso sonoro tra presente, passato e futuro, nel quale la tradizione sarda incontra le sonorità del Mediterraneo all’insegna di una serata concepita come una attraversata nel Mediterraneo e nelle sue culture, nei suoi dolori, nelle sue piaghe, nelle sue ingiustizie ma anche nelle grandezza di una cultura che accomuna, pur nelle unicità, i tanti popoli che si affacciano dei tre continenti che si affacciano nel Mediterraneo.

In quest’ottica può essere interpretata la proposta del progetto musicale che chiude la serata, Sighida: la musica ricompone ciò che la parola politica, giudiziaria e letteraria ha attraversato durante la serata. Un invito ad attraversare il Mediterraneo come spazio vivo, inquieto e generativo con le valigie ed i cuori pronti a ripercorrere nuove rotte del Mediterraneo con le proposte e gli appuntamenti della terza giornata. Verso il 19 luglio (strage di via d’Amelio): Lombardini, Ingroia, Falcone e Borsellino, la Giustizia che non si arrende -Intervista a Ingroia. Il tema della Giustizia e dell’Equità che attraversa la rotta del Mediterraneo della seconda serata del Festival, traghetterà le riflessioni dai temi vibranti del presente di Gaza e dei popoli che migrano verso il grande tema della Giustizia e del senso dello Stato.

L’incontro dedicato a Lombardini. Il giudice sceriffo, non sarà soltanto il racconto di una vicenda giudiziaria e umana tra le più drammatiche della Sardegna contemporanea. Sarà anche l’occasione per allargare lo sguardo su un bisogno che Antonio Ingroia dichiara di ritrovare con forza nelle tante persone incontrate durante il percorso di presentazione del suo ultimo libro, Traditi, scritto con Massimo Giletti e pubblicato nel 2025: bisogno di giustizia, di equità, di trasparenza, di fiducia verso la politica e verso le istituzioni. Già magistrato antimafia a Palermo e formatosi professionalmente accanto a Paolo Borsellino, Ingroia ha attraversato alcune delle stagioni più delicate della giustizia italiana. Oggi, dopo aver lasciato la magistratura, esercita la professione di avvocato. In Traditi torna sui misteri irrisolti di Palermo, sulla memoria di Falcone e Borsellino e sulle ferite ancora aperte nel rapporto tra cittadini, giustizia e istituzioni.

Il suo sguardo sui fatti e sulle ragioni profonde della giustizia permetterà di collegare la vicenda di Luigi Lombardini a una riflessione più ampia sul bisogno di verità, legalità e responsabilità pubblica che continua ad attraversare il Paese. La storia di Luigi Lombardini, magistrato protagonista della lotta all’Anonima Sequestri, continua a interrogare il rapporto tra Stato, territori feriti, criminalità e solitudine di chi sceglie di esporsi. La sua figura appartiene alla Sardegna degli anni più duri e recenti della storia dei sequestri di persona: una Sardegna attraversata dalla paura, dai silenzi, dalle trattative sotterranee, da comunità spesso sospese tra dolore, omertà, richiesta di protezione e desiderio di verità. Magistrato istruttore, Lombardini fu tra i protagonisti più esposti della risposta dello Stato al fenomeno dei rapimenti.

Per decenni lavorò sui sequestri, istruì processi, seguì piste, raccolse informazioni, favorì consegne e catture. Per l’opinione pubblica divenne il "giudice sceriffo": un magistrato operativo, presente sul territorio, capace di muoversi dentro un mondo difficile, fatto di silenzi, codici criminali, intermediari e zone d’ombra. Proprio questa sua centralità, però, rese la sua figura anche controversa. La linea di confine tra fermezza dello Stato, uso degli informatori, trattative riservate e metodi non convenzionali divenne nel tempo sempre più sottile. Lombardini apparve così come un uomo di giustizia ma anche come un magistrato esposto a un sistema opaco, nel quale la lotta al crimine poteva finire per toccare territori ambigui. Il punto di rottura arrivò con il sequestro di Silvia Melis, rapita nel 1997 e liberata dopo mesi di prigionia. Le indagini sulle trattative per la sua liberazione portarono i magistrati di Palermo a interrogare Lombardini. L’11 agosto 1998, al termine di un lungo interrogatorio e mentre stava per essere avviata una perquisizione nel suo ufficio, il giudice si tolse la vita nel Palazzo di Giustizia di Cagliari.

Dentro questa cornice, il confronto con Antonio Ingroia ed Elias Vacca permetterà di leggere il caso Lombardini non come una pagina isolata, ma come parte di una domanda più ampia: che cosa significa davvero servire la giustizia? E fino a che punto la giustizia può restare fedele a sé stessa quando è chiamata ad agire in contesti segnati dall’emergenza, dal potere criminale e dalla fragilità delle istituzioni? A pochi giorni dal 19 luglio 1992, anniversario della strage di via D’Amelio in cui fu ucciso Paolo Borsellino, e a poco più di un mese dal 23 maggio 1992, anniversario della strage di Capaci in cui perse la vita Giovanni Falcone, il richiamo alla loro eredità civile diventa inevitabile. Non per sovrapporre storie diverse, ma per mettere a fuoco una distinzione decisiva: Falcone e Borsellino furono uomini di Giustizia, ma soprattutto custodi di una Giustizia dello Stato.

Una giustizia che, pur dentro limiti, ritardi, ostilità e solitudini, non poteva essere piegata, forzata o sostituita da scorciatoie, neppure in nome di un fine alto. È qui che il raffronto diventa fertile. Lombardini racconta il prezzo umano e istituzionale di una battaglia combattuta sul crinale dell’emergenza. Falcone e Borsellino indicano invece il rigore di un metodo: perseguire la verità senza violare la legge, combattere il potere mafioso senza assomigliargli, difendere lo Stato anche quando lo Stato appare inadeguato, distratto o incapace di proteggere i suoi servitori migliori. Da questa tensione nasce il cuore civile dell’incontro. L’Italia possiede un’antica cultura della giustizia, ma anche una lunga storia di ingiustizie, ferite aperte, verità negate, depistaggi, solitudini istituzionali. Afferma ex magistrato, oggi avvocato, Antonio Ingroia. È un’Italia che dà speranza, che non dimentica del tutto. Anche quando appare distratta, conserva una memoria profonda delle proprie fratture.

Ingroia, riferisce di cogliere proprio questo sentimento diffuso, nel suo dialogo con i lettori: percepisco una forte richiesta di una libertà vera, non retorica. Una libertà che riguarda i cittadini, ma anche i popoli e le comunità che rivendicano il diritto a una democrazia più piena, a una storia rispettata, a un’autonomia non svuotata, a una sovranità popolare capace di agire positivamente nelle terre in cui si vive. Sardegna e Sicilia, da questo punto di vista, non sono periferie: sono luoghi in cui la domanda di Giustizia si intreccia da sempre con il bisogno di autodeterminazione, dignità, memoria e riscatto. I popoli che si incontrano, che parlano che si connettono, riflette Ingroia, fanno paura perché non sono facilmente controllabili. Fanno paura quando costruiscono solidarietà, quando rifiutano la rassegnazione, quando smettono di sentirsi soli. Per questo serve il coraggio di non arrendersi: non necessariamente il coraggio eroico e tragico di Falcone e Borsellino, ma il coraggio ostinato di ogni giorno. Quello che sconfigge le piccole omertà, quelle stesse che soffocano gli onesti in reti di ragnatele vecchie, nuove, ereditate ed ereditarie.

La vera svolta sta nel coraggio di preferire l’amore alla mafia, piccola o grande che sia, la parola all’omertà, la responsabilità ai silenzi soffocanti, la verità alla convenienza. È un bisogno che attraversa le generazioni. Lo chiedono gli adulti che hanno visto incrinarsi la fiducia nelle istituzioni. Lo chiedono i giovani che cercano parole capaci di rappresentarli. Lo dicono, anche indirettamente, le moltitudini che si riconoscono in chi dà voce agli ultimi, agli esclusi, ai senza ascolto. Il grande concerto di Ultimo, con centinaia di migliaia di ragazzi e ragazze riuniti attorno a canzoni che parlano di fragilità, margini e desiderio di riscatto, è anche il segnale di una domanda collettiva: essere visti, essere ascoltati, non essere lasciati fuori.

La memoria di Lombardini, Falcone e Borsellino, allora, non appartiene solo agli anniversari o alle aule giudiziarie. Parla al presente. Parla al bisogno di equità, di fiducia, di politica pulita, di istituzioni trasparenti. Parla ai territori che non vogliono più sentirsi marginali. Parla ai figli e ai figli dei figli, ai quali non basta consegnare il ricordo del sacrificio: occorre consegnare strumenti di libertà. Proprio questo bisogno così forte, questo messaggio così importante che questi anniversari ci ricordano, ci impone di riflettere con determinazione su quale Giustizia vogliamo per le nostre comunità, per le nostre società. Perché la giustizia, quando è davvero tale, non è soltanto punizione del crimine. È costruzione di una comunità più libera. È responsabilità pubblica. È fiducia ricucita. È il coraggio, personale e collettivo, di restare vigili e sempre meno arresi. Messaggi forti e navigazioni importanti segnano la sera del 10 luglio, la seconda sera del Festival.

Sabato 11 luglio e domenica 12 luglio

Sabato 11 luglio, ancora sui Bastioni, si apre con Leggere il Mediterraneo, l’omaggio al grande mediterraneista Predrag Matvejević, con Roberta Morosini e Simonetta Castia, seguito dal dialogo tra Marco Cardetta, autore di dal mare Nero di Odessa (Les Flaneurs, 2026), poema corale che fonde poesia e narrativa, usando la città ucraina come simbolo di una comunità plurale, crocevia di culture, esuli e navigatori, e Raffaele Sari. Sempre in tema di viaggi e approdi visionari, appuntamento alle 20 con Miti e storie del mare (La Nuova Frontiera, 2023), al centro del confronto tra l’illustratore Luca Tagliafico, una delle eccellenze italiane dell’illustrazione per ragazzi, e il fumettista Bepi Vigna, in collaborazione con l’Isola delle Nuvole.

Alle 21 la navigazione continua con incontro tra l’ex magistrato Antonio Ingroia e l’avvocato Elias Vacca a proposito di Traditi. Le mie verità sui misteri di Palermo e sulla Magistratura (Piemme, 2025). Dalle 22:00 alle 22.20, va in scena in Piazza della Juharia il reading Non è Stato, tratto dal romanzo La collina del Silenzio, Superga 1949. La voce dell’autore, Raffaele Sari Bozzolo, ci porterà in quel fatidico 1949, squarciando il velo sulla tragedia di Superga. Tra il nostro cielo e il nostro mare, passa, in un intreccio serrato tra memoria e verità nascoste, la rotta invisibile del destino di una squadra diventata leggenda: il Grande Torino. Alle 23 spazio a Enedina Sanna ai racconti notturni di Samar. Racconti alla luce della luna nella comunità mediterranea, che animeranno la comunità mediterranea fino a mezzanotte.

La giornata di domenica 12 luglio, di nuovo a Villa Mosca, introdotta dall’omaggio all’ambientalista e biologa marina Rachel Carson con letture da Una favola per il futuro (Aboca, 2025) a cura di Venere Rosati, si svilupperà in modo compiuto attorno ai temi della sostenibilità e della natura per la sezione "Verde mediterraneo" e "Storie dal mare". Segue, alle 19.00, il confronto attorno alle piante del Mare Nostrum con l’agronomo e botanico Mauro Ballero, e i progettisti del verde Francesco Fedelfio (autore di Giardini sostenibili) e Maurizio Usai alla ricerca di modelli di coltivazione armonici con la crisi climatica dei nostri giorni. Alle 19.45, il micromondo dal fascino alieno del plancton sarà al centro dell’incontro tra Giorgia Bollati, coautrice di I vagabondi del mare. Le tante vite del plancton, tra bioluminescenza, equilibri ecologici e cambiamento climatico (Codice, 2025), Augusto Navone e Egidio Trainito.

Dal fascino del minuscolo agli spazi dilatati del mare il passo è breve, con l’appuntamento Mediterraneo e Sardegna. Meraviglia, sostenibilità, abissi, che alle 20.30, a partire dal libro Mare. Viaggio intorno alla Sardegna (Carlo Delfino), offrirà uno sguardo inconsueto e all’insegna della sostenibilità sul rapporto tra natura e cultura, tra le coste e gli abissi, in una dimensione di meraviglia e inesauribile curiosità per l’altra parte del pianeta. La chiusura del festival è affidata, alle 21.30, al libro Tutto il mare che ho nel cuore di Francesco Delpiano, menzione speciale al Premio Deledda 2025, che racconterà in dialogo con Vanna Fois, il suo personale percorso di rinascita grazie all’esperienza catartica e motivazionale dell’oceano.

Nella foto: Antonio Ingroia



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