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Pasquale Chessa
11:24
Gotor, Mattarella, Pisanu: l’Italia nel mirino
«Si sono rotti degli equilibri che prima venivano mantenuti con cura. Tutto qui». Nel suggestivo scenario del giardino di Villa Mosca ad Alghero la presentazione del libro di Miguel Gotor, storico dell’ultima generazione
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ALGHERO - «Si sono rotti degli equilibri che prima venivano mantenuti con cura. Tutto qui». Allargando le braccia come usa di fronte alle irreparabili sentenze del destino, così avrebbe risposto Salvo Lima al suo compagno di partito Beppe Pisanu che lo interrogava sulle ragioni della morte di Piersanti Mattarella, presidente Dc della Regione siciliana, ucciso a Palermo il 6 gennaio del 1980. «Che cosa è davvero successo?». Alla stessa domanda la risposta di Rosario Nicoletti era stata meno burocratica ma altrettanto cinica, seppur narrata con lo stile apodittico della parabola biblica. Rispose a fatica, a tratti singhiozzando, parlando a fatica e tormentandosi le mani: «Stavamo arando un terreno duro e incolto. Ma a un certo punto abbiamo trovato una radice profonda, molto robusta.... e il vomere si è spezzato». Nota Pisanu in limine, scandendo bene le parole come per sottolineare l’intrinseca verità della sua testimonianza: «Singhiozzò e non aggiunse altro». Pisanu leggeva a braccio, come sapevano fare i politici della Prima repubblica. Cioè la sua oratoria fluente si fondava su un testo già scritto e pensato, affatto casuale e strutturato come una incontrovertibile verità storica.
Gotor ad Alghero. Nel suggestivo scenario del giardino di Villa Mosca ad Alghero (Genera Festival Estate) un pubblico folto e attento seguiva la presentazione del libro di Miguel Gotor, storico dell’ultima generazione ma già fra i massimi studiosi della storia del presente. Oltre a Pisanu c’erano anche la costituzionalista Carla Bassu e il senatore Marco Meloni salutati dal sindaco di Alghero Raimondo Cacciotto accompagnato dall’assessore alla cultura Raffaella Sanna. L’omicidio di Piersanti Mattarella. L’Italia nel mirino: Palermo, Ustica, Bologna. 1979-1980, non è solo un titolo, ma un capitolo fra i più tragici della storia politica del paese. Un libro più facile da scrivere che da leggere, per la potenza dell’impianto scientifico e la vastità della prospettiva storica! È passato solo un anno dalla morte di Moro per mano delle Brigate Rosso. Mattarella, personalità di rilievo fra i protagonisti della corrente politica della Dc degli Amici di Moro, aveva tradotto in ambito siciliano la teoria morotea dell’Alternanza che bene corrispondeva al progetto del Compromesso storico di Berlinguer. Il progetto dell’alleanza con i comunisti sembra ormai sbiadito con la scomparsa del suo ideatore. E anche la giunta siciliana guidata dalla Dc con la partecipazione del Pci sembra destinata a entrare in crisi. E allora, si chiede Pisanu, perché uccidere Mattarella? Etica della storia. Nella ricostruzione storica intorno alle trame del prima e del dopo Mattarella, la figura di Nicoletti viene riproposta in tutta la sua ambiguità. C’è un’etica della storia che Gotor conosce e rispetta. Lo storico non è un giudice. Ma proprio per questo ripercorre le storie, anche le più tragiche, cercando una verità possibile anche nelle zone più buie della società. Leggendo Gotor così impariamo che Nicoletti, uomo di fiducia di Mattarella proprio nel momento in cui avrebbe dovuto appoggiare l’azione politica di quello che ormai si proponeva come erede di Moro, decise di rompere gli equilibri della Dc siciliana, passando dalla parte di Vito Ciancimino e Salvo Lima, decretando così il tramonto del progetto riformista e quindi il destino non solo della giunta siciliana ma anche del suo presidente. Secondo Gotor, il ruolo di Nicoletti (sulla base del processo Andreotti e della testimonianza di Francesco Mannoia) sarebbe stato quello fare da tramite con Cosa Nostra (cioè Bontate boss della mafia di città, Palermo) per trasmettere che ci sarebbe stato un radicale inasprimento nel contrasto alla criminalità promosso da Mattarella. Gotor ci tiene a ricordare che da un punto di vista penale non ci sarebbe stata nessuna responsabilità diretta da parte di Nicoletti nell’assassinio. Si potrebbe però ipotizzare che Nicoletti si sia trovato impegolato nel gioco perverso dei ricatti mafiosi. Così, forse schiacciato, dal sospetto e dall’isolamento politico, avrebbe deciso di suicidarsi buttandosi dalla finestra della sua abitazione a Palermo il 17 novembre del 1984. Ma perché Pisanu 36 anni dopo, nel commentare lo studio di Gotor, ricorda un personaggio cruciale nella Sicilia ormai sbiadito, però, nel ricordo pubblico? Mafiamovie. In sede critica mi è già capitato di approfondire la ricerca di Miguel Gotor sul Messaggero di Roma. Gotor cita il grande storico francese Marc Bloch («Quando uno studioso ha concluso il suo compito ... al giudice tocca ancora dare la sua sentenza») per ricostruire la trama che, facendo pernio sull’Omicidio di Piersanti Mattarella lega in una sola mappa del tempo la geopolitica della «massomafia»: un filo teso che da Palermo porta alla tragedia di Ustica e attraverso la strage di Bologna si collega alle ambizioni sulla Sicilia della Libia di Gheddafi. Lo storico lamenta la pretesa del giudice di surrogare con la sentenza, fondata sulle procedure, il lavorio della Storia basato sulla scienza dei fatti. Infatti, la genealogia delle storie che intersecano la morte di Piersanti Mattarella, ridisegnata con acribia documentaria e scientifica da Gotor, contribuisce a sciogliere i grovigli delle verità nascoste dietro gli "ibridi connubi" fra potere politico, destra eversiva, massoneria e mafia. Al fondo se ne deduce la convinzione dello storico che se mai si dovessero scoprire i mandanti non dovrebbe meravigliare la partecipazione di Vito Ciancimino, il più mafioso dei politici e il più politico dei mafiosi. Sarebbe stato lui a rappresentare a Palermo gli interessi della mafia dei "viddani", la mafia di Totò Riina. Ci sono tutti gli ingredienti del "mafiamovie" negli intrecci finanziari, politici e criminali di Licio Gelli, come nei rapporti fra Michele Sindona e Stefano Bontate. Così, non sfigurerebbe in qualsiasi romanzo criminale l’assassinio del mafioso Ciccio Mangiameli (coinvolto nell’organizzazione del mortale agguato al presidente) per mano di Giusva Fioravanti, punto di incontro fra mafia stragista e destra terrorista. L’indice dei nomi è una miniera di inedite scoperte. E non trascura, Gotor, il contesto ideale e culturale della "massomafia" politica rappresentato dalla figura evanescente ma esemplare di Gaspare Cannizzo, impiegato pubblico ma in segreto Templare (al di là del ridicolo), erede di quei Templari che erano nati nel 1119 per proteggere i pellegrini che si recavano in Terrasanta. Il racconto di Beppe Pisanu Seguiamo per filo e per segno le parole di Pisanu. «Miguel Gotor indaga scrupolosamente questo complesso e lo descrive con grande cura, direi con acribia, come una intricata tela di ragno, dando nome e cognome a ogni tratto di filo e ad ogni punto nodale: sono queste le pagine più impegnative e appassionanti di questo libro. Solo leggendole vi renderete conto di come si siano stabiliti i rapporti e gli intrecci tra la mafia siculo-americana e la politica, la massoneria coperta, il terrorismo nero, taluni settori deviati degli apparati di sicurezza... Vi renderete conto, dicevo, di come tutto questo abbia contribuito alla decisione estrema di assassinare P. Mattarella. E capirete meglio come la sua morte si leghi alla morte di Moro. Come il Contesto eversivo siciliano abbia partecipato alla strategia della tensione e, più in generale, all’inasprirsi della guerra fredda nell’area mediterranea». Una precisazione prima di continuare ad ascoltare Pisanu in presa diretta. Vale qui la pena, infatti, ricordare che Pisanu è stato ministro degli Interni fra il 3 luglio 2002 e il 17 maggio 2006, nel governo presieduto da Silvio Berlusconi. Anche se vincolato dal segreto di Stato possiamo ipotizzare che non abbia trascurato di cercare una riposta alla sua domanda: «Ma come è potuto succedere?» «Anche secondo me P. Mattarella fu ucciso su concorde mandato della mafia e della Oscura Entità che Gotor chiama correttamente "Antistato"/ Gli esecutori materiali furono i terroristi neri dei Nar (Nuclei armati rivoluzionari) Giusva Fioravanti e Gilberto Cavallini, entrambi legati a doppio filo a Cosa Nostra e a diverse componenti dell’Antistato». Nota a margine: corre qui l’obbligo di ricordare che Fioravanti è stato processato con l’accusa di essere stato il killer di Mattarella, accusa da cui è stato assolto. Quindi non può più essere processato per lo stesso delitto. Dall’alto della sua esperienza Pisanu ritiene di potere vestire i panni dello storico. Che così continua. I conti della storia. «In conclusione, questo è un libro di storia che parla molto al presente e ci pone, tra le altre, una domanda cruciale: esiste ancora l’Antistato? Quello del quale stiamo parlando no, non esiste più. Lo hanno sconfitto Moro, Mattarella e tanti altri uomini e donne che hanno continuato a combatterlo con le armi della buona politica e dello stato di diritto, Ma ogni fase storica ha il suo Antistato, Penso che oggi dobbiamo cercarlo altrove: nelle pieghe profonde dell’economia, della finanza, dell’intelligenza artificiale e ovunque la politica non riesce più a dominare i fatti con l’intelligenza naturale per condurli verso il bene comune. Prima però dobbiamo ritrovare la politica che abbiamo smarrito nel bosco delle cose nuove e rimetterla in sesto con più moralità e più cultura. Altrimenti questa volta vincerà l’Antistato». |
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